Più o meno, è successo questo. Il fatto è che noi non siamo preparati a quello che ci può capitare. Non andiamo mica alla guerra tutti i santi giorni armati e con l'elmetto, e il nostro obiettivo primario non è nemmeno quello di riportare a casa, ogni volta, la pelle. Così, quella sera, una sera come tante dopo una giornata di alti e bassi, ti accorgi quasi per caso che la strada è buia, le luci non rassicurano abbastanza e chiunque può nascondersi dietro un'auto o nelle rientranze di una palazzina. Chi sono quei due? Da dove sbucano? Cosa vogliono da me? Tutto. Vogliono il portafoglio, l'orologio, il cellulare, tutto quello che mi appartiene. Hanno persino un'arma per sentirsi più sicuri e incutere più paura (vigliacchi!). Vola un fendente, mi strappano le cose, scappano via. Una fitta alla gamba, esce del sangue. Molto sangue. Oddio, chi mi troverà a quest'ora della sera, chi mi soccorrerà quando tutti sono chiusi in casa a preparare la cena e ad ascoltare la televisione? Sono agitato, mi manca il respiro. Non so se fa più male la gamba o la fitta che mi opprime al petto. Non ci vedo quasi più, non ho più le forze. Mi sto lasciando andare. Può finire tutto così?
Codice rosso. Emergenza assoluta. Il medico del pronto soccorso si trova davanti a un bel problema: c'è un povero disgraziato, molto probabilmente ferito e derubato, che presenta un taglio profondo alla gambadestra (la situazione di classifica) inferto da un'arma da taglio. Ha perso molto sangue e potrebbe avere un'arteria recisa. C'è anche un infarto in corso (il passaggio di proprietà), forse creato dalle condizioni di stress in cui si è trovato il paziente. Ma è molto probabile che il cuore patisse di suo già da tempo.
Non ci dimentichiamo che Martinelli ha sdoganato i debiti di Pastorello e Arvedi, li ha fatti emergere e rateizzati, e ha dovuto anche rifare ex novo 1 o forse (più corretto) 2 volte l'intera rosa. Oltre allo staff dirigenziale. Adesso poi ha dovuto cambiare il tecnico (il quarto, in 20 mesi) e molto probabilmente dovrà cambiare una parte della rosa per dare un senso alla stagione.
Cosa farà il medico? Agirà contemporaneamente oppure interverrà prima chirurgicamente sulla gamba e poi difenderà il cuore? e se insorgessero complicazioni? Dove prenderà dei rischi o chiederà un sacrificio? Occorre salvaguardare gli organi vitali, controllare la pressione, fare trasfusioni. Non c'è tempo da perdere.
In questo momento ci troviamo a dover gestire due emergenze, forse una conseguenza dell'altra. Forse no.
Sui problemi di classifica, sulla discutibilità delle scelte di mercato e la conduzione di Giannini molto è stato detto. Al di là di come la si pensi su lui, Gibellini, Siciliano e Martinelli per loro parlano i numeri (francamente impietosi) e la posizione di classifica. Tuttavia, molti tifosi credono ancora nella bontà (tecnica e caratteriale) di questo gruppo, hanno fiducia in Mandorlini e nelle operazioni del mercato di gennaio. Del resto, il meritato pareggio di Ferrara conferma progressi nell'assetto e nella personalità. Finalmente abbiamo visto in campo una squadra razionale, tipo Reggio Emilia o in casa con l'Alessandria. Confidano nel fatto che noi siamo il Verona e che, quindi, in qualche modo ne siamo sempre usciti fuori. Anche se non è proprio così, visto che da quattro anni galleggiamo in serie C, nella periferia del calcio che conta. Per loro insomma, il povero cristo aggredito sotto casa non solo guarirà ma, tra non molto, riprenderà perfino a correre: 8 punti dal quinto posto e 9 squadre davanti si possono recuperare tranquillamente in 21 partite.
Il problema è che, a monte, c'è un infarto in corso.
Martinelli sta trattando la sua uscita di scena. Ma lo sta facendo offrendo alla controparte il suo lato più debole. Per come ostenta se stesso, Parentela appare fin troppo sicuro, parla da padrone prima ancora che sia ufficializzata la cessione. E' chiaro dunque chi ha in mano la trattativa. Questo, per due motivi: da una parte, il Presidente ha evidentemente un'urgenza, ritiene di non riuscire più a garantire un campionato di vertice con i propri mezzi, oppure non ha tempo da perdere; dall'altra, lui è solo. Completamente solo. Non ci sono imprenditori veronesi al suo fianco. Non ci sono mai stati.
Questo è, a mio avviso, il problema maggiore. E'costretto a rivolgersi ad una persona che non condivide niente con noi, con la nostra storia, con la nostra cultura. Come pensiamo però di uscirne fuori senza avere un capitale affettivo a fianco di quello puramente economico? Nel migliore dei casi ci aspetta un'altra epoca Pastorello. Nella peggiore, avremo a che fare con un nuovo Porcedda. E questo, lo dico con grande tristezza, senza tener conto delle qualità di Parentela, della sua competenza e disponibilità economica.
Forse la ferita, se presa in tempo, si rimarginerà. Il Verona, continuando come oggi, potrà recuperare qualche posizione di classifica e prendersi qualche soddisfazione. Ma l'infarto, una volta assorbito, lo limiterà sempre in una condizione di fragilità esistenziale, di paura di non farcela. Se esistono oggi problemi tali da non consentire a Martinelli di proseguire la sua gestione, non sarà certamente Parentela a risolverli. Visto che, di partenza, lui è ancora più isolato nel cuore dei tifosi e nella partecipazione imprenditoriale.
Mi chiedo perché succedono queste cose. Che senso hanno il buio, le armi, l'ignoranza, la violenza gratuita. Apro gli occhi. Non è la mia camera da letto. Però ci sono un mucchio di persone intorno a me. Stringo le pupille e cerco di far fuoco: sono tutti volti a me cari. Ricevo qualche sorriso sconfitto, commosso. Andrà tutto bene, vedrete. Perché vi preoccupate tanto?
Entra un'infermiera. Poi un'altra. Mi portano via di corsa. Il medico è pronto, ha deciso. Ora sono nelle sue mani.
Non è solo questione di competenza, lucidità, sangue freddo, qui c'entra anche il destino. Il medico giusto al momento giusto. Esattamente come il coltello sbagliato nel momento sbagliato. Non mi può accadere niente che non sia già accaduto ad altri. Da qualche altra parte, in qualche altro momento. Sono perfino sereno perché non dipendo più da me stesso.
Massimo
Colonna sonora:
I didn't know what time it was cantata da Sarah Vaughan, accompagnata da Ronald Hanna al piano e Joe Pass alla chitarra.