Tutto qui? Viene da chiedersi. In quattro partite, Mandorlini racimola la miseria di 4 punti e in pratica ripercorre esattamente lo stesso cammino di Giannini che nelle precedenti 12 ne aveva conquistati 13. Il Verona, questo è. Mettiamoci l'anima in pace. Ha un potenziale incredibile, con tutti quei giocatori esperti che schiera, ma poi non è mai in grado di esprimersi compiutamente. Una volta è colpa del campo pesante, un'altra dell'arbitro, una volta delle scelte complicate del tecnico romano, un'altra degli infortuni. Allora, abbiamo finito con tutte ste scuse? Quando non riesci a portare a casa una partita come quella con il Pavia o a Lumezzane, in superiorità numerica per 70 minuti, la colpa è solo tua. Non di altri. Certo, adesso è migliorato il possesso palla, teniamo il gioco in mano con maggiore continuità, mostriamo anche una discreta tenuta fisica, ma al primo cross che fanno gli altri prendiamo gol e facciamo poi una fatica immensa a pareggiare.
La cosa curiosa è che noi sembriamo sempre sul punto di fare il grande salto, e ogni volta veniamo delusi da noi stessi. Siamo un leone che miagola.
Che ci vuole, adesso, a battere Pergocrema e Paganese in casa e chiudere l'anno a quota 23 scavalcando così tutto il centro classifica? Già, che ci vuole? Vedremo.
Nel frattempo, il confronto impietoso tra i 29 punti dell'anno scorso e i 17 attuali, testimonia il fallimento di metà stagione. Questo, prima di tutto perché non c'è paragone dietro: 16 gol presi contro 5! E non è solo colpa (o merito) di Comazzi e Pugliese che non ci sono più. Cangi è un pericolo costante per i compagni, Ceccarelli gioca con sufficienza, entrambi sono diventati riserve di Abbate e Maietta che ne hanno sempre una. Anche a centrocampo, nella fase di copertura, non ci siamo più: Esposito è lento, prevedibile e perde palloni con preoccupante continuità, Russo (una volta per problemi fisici, un'altra per demeriti tecnici) ha lasciato definitivamente il posto a Mancini e la fase di copertura è praticamente nulla sul centrodestra del nostro schieramento. Le cose vanno un po' meglio sul centrosinistra dove Scaglia e Hallfredsson danno maggiore affidabilità, ma il gol a Ferrara lo abbiamo preso proprio da un'azione che si è sviluppata in quella fascia.
Se dietro non offriamo più le garanzie del passato, neppure davanti le cose vanno meglio nonostante le 3 punte sempre presenti in campo. Il Verona ha realizzato finora 17 reti, che non è una quota bassissima, ma bisogna tener conto che 5 le abbiamo fatte in una sola partita (in pratica, il 30%). Sono ben 4 le gare in cui non siamo riusciti a sbloccare il risultato (Como e Pavia in casa, Reggiana e Spezia fuori) e fatichiamo terribilmente ogni domenica. Lumezzane, che è solo una squadra di ragazzini volenterosi, è l'ennesimo esempio.
Lasciamo perdere gli errori arbitrali (anche perché, se poi ci danno il rigore non siamo neppure capaci di trasformarlo ...) al Verona manca sempre qualcosa sotto porta. Pichlmann non è l'uomo d'area che ci hanno venduto. Almeno, non lo è stato finora. E comunque non lo considerava più tale nemmeno il Grosseto visto che lo ha ceduto a una squadra di C senza troppa concorrenza. Lenoci, sembra leggermente cresciuto adesso che non fa più l'esterno puro, Selva in compenso è l'ombra di se stesso, è tornato ad essere quello inconcludente del finale dello scorso campionato e Ferrari non è un giocatore di calcio. Dove sono le montagne di gol che ci hanno promesso? Se l'anno scorso non eravamo affatto micidiali (20 gol fatti in questo periodo), quest'anno soffriamo la stessa inconcludenza. Allora eravamo fin troppo efficienti, oggi siamo fin troppo vaporosi. Forse ci manca il dinamismo di Berrettoni al limite dell'area, che quando giocava molti criticavano, e che invece la società non ha voluto assolutamente rimpiazzare. In attesa di ... chissà che cosa. Siamo sempre in attesa di qualcosa, noi qui a Verona
Già, la società. Che fine ha fatto la società? Ah, sì: aspetta anche lei i fuochi d'artificio di fine anno, quelli che restituiranno dignità alle scelte estive di Gibellini e al fiuto di Martinelli.
Mandorlini, nel frattempo, è sempre più scuro in volto. Pensa alla classifica. Pensa ai 4 pareggi consecutivi. Pensa al catenaccio che verranno a fare Pergocrema e Paganese al Bentegodi. Pensa ai continui fraseggi laterali dei suoi centrocampisti in attesa che un attaccante si liberi in area di rigore. Pensa a come dare concretezza alla squadra dopo 16 partite inconcludenti. Pensa a quanta gente si è trovato a dover allenare e che non vede l'ora di togliersi di torno.
Massimo
Colonna sonora Asteco e cielo del grande Enzo Avitabile, musica e parole (in strettissimo dialetto napoletano) stupende che rendono tristemente la nostra miseria.