Per rispetto dei numeri ho atteso che Mandorlini e Giannini condividessero lo stesso numero di prove (12) prima di metterli a confronto. Ma, già da un po' di tempo, gli stessi numeri parlano a favore del tecnico subentrato. Oggi siamo messi così: 19 punti contro 13, stesso numero di reti fatte (14), la metà di quelle subite (7 contro 13). I successi passano sempre per una buona difesa. La sensazione che ho è quella di un Verona entrato in una specie di fase due, molto più concreta ed efficace. Matura, aggiungerei. Necessariamente però successiva alla fase uno, quella dei pareggi di fine anno, in cui era più importante trovare compattezza e razionalità. Stiamo insomma assistendo a un processo evolutivo: la spinta, dopo il ricongiungimento causato dalla disgregazione creata da Giannini. La squadra, oggi, è meno succube di se stessa, è più disponibile a rischiare, prova a tirare fuori il meglio di sé. Insomma è come
se si stia testando per misurare quanta potenza hanno ancora le sue gambe, quanta profondità hanno i suoi polmoni, quanta lucidità ha la sua mente. Nella lunga discesa che porta diritta fino ai playoff vuole provarci ad esserci e la condizione e il calendario fittissimo di scontri diretti riaccendono le sue e le nostre speranze. Complimenti davvero, mister.
Per apprezzare compiutamente il lavoro paziente ed esperto di Mandorlini dobbiamo risalire alle condizioni in cui ha trovato l'ambiente gialloblu quando ha accettato l'incarico.
- Dal punto di vista societario, una grandissima confusione: Martinelli vende o non vende? Martinelli si deve operare! Non ci sono soldi per rinforzare la squadra nel mercato invernale!
- Dal punto di vista dello spogliatoio, tutti erano contro tutti. Non si capiva più niente. Epurati, redivivi, malati immaginari, mezze fighette in genere si sono ritrovati tutti a cospetto di una situazione di classifica imbarazzante causata da prestazioni spesso censurabili. Tutti colpevoli per una credibilità crollata ai minimi.
- Dal punto di vista del tifo, infine, c'era lo sconcerto di assistere al quinto campionato di C (il prossimo) senza neppure aver cercato di lottare in quello in corso.
Non è stato facile. Mandorlini ha lavorato subito sulla professionalità individuale e il Verona ha ottenuto il pari contro Spal e Sorrento, uscendo dignitosamente da entrambi gli incontri. Avesse perso contro entrambe le squadre che stavano molto meglio di noi sarebbe cambiato molto nel cammino successivo.
A questo punto ha potuto introdurre un metodo di lavoro: il campionato è ancora lungo, riduciamo il numero di convocati, facciamo in campo poche cose. Possibilmente quelle che ci riescono meglio. Questa è probabilmente l'inizio della fase uno, ovvero la ricostruzione. Una fase lenta e penosa come una convalescenza che, se da una parte ha confermato partita dopo partita la bontà dell'impianto a disposizione, si scontrava domenicalmente con l'incapacità di portare a casa il risultato pieno. Paganese e Monza a parte, i gialloblu hanno sprecato una montagna di splendide occasioni: a parte i 3 rigori decisivi falliti con Lumezzane, Pergo e Como, anche le prestazioni con Pavia e Sud Tirol testimoniano il fatto che gli sforzi fatti erano nettamente superiori ai risultati ottenuti.
Se ci pensate bene, spesso è così: i risultati, quando arrivano, sono sempre frutto di tutta una serie di prove faticose e di tentativi andati a male. Nessuno regala nulla e credere che una stagione sia vittima di singoli episodi significa non accettare poi l'idea che esista un avversario migliore. Più forte o che si è sacrificato di più.
La svolta, se proprio devo sforzarmi a cercarla, è stata probabilmente la sconfitta interna con il Gubbio. Mentre gli altri avversari precedenti, meno dotati, si accontentavano di portare a casa un pareggio contro i noi, gli umbri no, visto che hanno dentro di loro una convinzione incredibile. Il Verona molla qualcosa di troppo dal punto di vista della concentrazione (nel primo tempo in difesa, nel secondo in attacco) e veniamo puniti. Mandorlini, per la prima volta dal suo arrivo, esce sconfitto. A questo punto si apre davanti all'Hellas un bivio: o tutto il lavoro fatto finora, sulla testa dei giocatori e sull'equilibrio tattico, è stato inutile oppure è arrivato il momento in cui un organismo complesso e vitale come una squadra di calcio - messo di fronte a se stesso - è costretto a reagire per uscirne fuori.
In questo frangente, finalmente, il mister ha trovato al suo interno un alleato. Non poteva essere certamente Gibellini che dal mercato invernale non è riuscito a tirare fuori niente di speciale. Tiboni è ancora un mezzo talento, continuamente alla ricerca di un'identità, capace di trovare un po' di credito solo perché il suo cartellino è atalantino... Identità che invece sta trovando Ferrari partita dopo partita, una barzelletta del calcio fino a un mese fa. Napoli poi, ex bomber della primavera interista di Ballottelli e Nzè, è alla ricerca di spazio per trovare continuità e un ruolo definitivo. La buona notizia di cui Mandorlini aveva bisogno è il ritorno in campo di Berrettoni giocatore che tanto abbiamo apprezzato l'anno scorso per la tenacia e che è mancato moltissimo quest'anno anche a Giannini. Il suo rientro ha consentito di rinforzare in maniera decisiva la fascia sinistra, dando
profondità alla manovra e misurando le sovrapposizioni di Scaglia e Hallfredsson.
A proposito di recuperi eccellenti, mi fa piacere anche che sia tornato al gol Le Noci. Un ragazzo un po' troppo criticato a causa degli errori contro lo Spezia e Pergocrema, ma che mai si è tirato indietro coprendo ruoli diversi, sempre a servizio della squadra e del mister. Di tutt'altra pasta rispetto a Pichlmann...
C'è di più. Il doppio successo consecutivo con Reggiana e Cremonese, al di là del fatto di aver riacceso entusiasmo tra i tifosi e consapevolezza tra i giocatori, ha avuto il merito anche di abbattere due avversari diretti. La Reggiana, dopo aver lasciato le penne al Bentegodi, oggi ha perso in casa con il Lumezzane decretando così di essere entrata in crisi. La Cremonese ha vissuto solo di sprazzi ma la partita, lo abbiamo visto tutti, l'abbiamo fatta noi. Compreso lo svarione difensivo che ha consentito a loro di passare in vantaggio su rigore.
È curioso notare infine un confronto con lo scorso campionato. Oggi il Verona ha avviato la fase due del cammino di Mandorlini e lo fa reduce da 2 successi consecutivi, producendo un buon calcio, giocando con la medesima personalità in casa e in trasferta. Un anno fa, di questi tempi, il super Hellas di Remondina era reduce da 17 punti nelle ultime 8 partite, ma pareggiava pericolosamente in casa con il Potenza 2 a 2 e iniziava una progressiva e inarrestabile caduta verso il definitivo terzo posto in classifica. Ecco, pur non potendo confrontare avversari, situazioni e occasioni oggi viviamo una condizione diametralmente opposta rispetto quella forma di impotenza e frustrazione di allora.
È presto per dire dove porterà questa fase due. Cominciamo intanto a spaventare un po' di squadre intorno a noi e vediamo l'effetto che fa. Mandorlini ci sta facendo vedere un sacco di cose che fino a poco tempo fa ritenevamo impossibili. Ecco perché mi piace chiudere con quanto scrisse il grande poeta (Virgilio): forsan et haec olim meminisse iuvabit (forse un giorno ci rallegreremo a ricordarci di questo momento). Chissà, chissà.
Massimo
COLONNA SONORA Non mi rompete trascinante brano del Banco Mutuo Soccorso. Che musica!