Quando un Presidente prende la decisione di esonerare il proprio allenatore è sempre un momento critico. Per la squadra, per i tifosi, per l'ambiente. Soprattutto per lui stesso. La decisione, a mio avviso questa volta particolarmente sofferta, prende origine da una situazione oltremodo insostenibile ma frantuma speranze, sogni ed obiettivi venuti improvvisamente meno. Più volte Martinelli ha difeso Giannini e il suo operato. E lo ha fatto sinceramente, non solo per difendere anche se stesso. Il nostro Presidente non è quel genere di persona che antepone la propria immagine, la propria infallibilità, l'orgoglio personale di fronte a ciò che accade. Lui soffre anche per il gol sbagliato da un suo giocatore che lo merita perchè si sta impegnando alla morte, oppure per quell'altro che commette un fallo inutile, cattivo, irriguardoso. Ed è proprio per questo che, nonostante le discontinuità dei risultati della sua gestione, i tifosi gli riconoscono passione e una profonda umanità. Ma è in un momento difficile come questo che occorre stargli vicino, fargli sentire la nostra disponibilità, credere con forza che anche momento difficile verrà superato. Insieme.
Che poi questi meriti straordinari si trasformino a volte in limiti è altrettanto vero. Soprattutto quando il suo ruolo imporrebbe disciplina e cinismo per il bene comune. Ma il triste commiato di Giannini tutto rivolto a lui, che è una persona straordinaria, è sentito e sincero. E questa straordinarietà, alla quale rivolgiamo quotidianamente le nostre speranze ma anche le nostre frustrazioni, è un valore immenso che va difeso perché insostituibile.
A volte sento sussurrare di ventilate trattative relative al passaggio di proprietà, di problemi di varia natura (economica e personale), di un percorso che sta per concludersi anzitempo. E questo, francamente mi dispiace. Non so se c'è qualcosa di vero dietro, o sono semplici voci messe in giro da chi non ha fiducia in lui e coglie l'occasione per indebolirlo. Sono attacchi fatti alle spalle, pietanze avvelenate che disturbano in ogni caso perché aggiungono dubbi alla fragilità, seminano zizzania alla confusione.
Io non sono mai stato molto tenero con lui. Me ne rendo conto. Gli ho sempre addebitato limiti nell'individuazione di un progetto riconoscibile, nella scelta di collaboratori di un certo profilo, nell'incapacità di essere tempestivo nelle decisioni, nella delocalizzazione societaria. Ma l'ho sempre fatto apertamente riconoscendo in lui l'unico vero interlocutore, il capo supremo, il responsabile di tutto. Perché lui è il mio Presidente.
Purtroppo in giro non è sempre così. Martinelli, che è un signore, ha sempre dovuto lottare contro la diffidenza e una certa forma di isolamento. Non parlo ovviamente da parte dei tifosi, né dei media (molto più preoccupati della notizia che del ruolo che sta recitando il Verona in questo periodo). L'Hellas si sta sempre più emarginando, e non solo per colpa dei risultati sportivi.
A volte, il Presidente ricorda la storia di Moratti, persona educata, elegante, di stile. Anche lui, al comando dell'Inter dal 1995, ha speso cifre enormi non paragonabili ai risultati ottenuti; anche lui, all'inizio si è affidato a grandi ex del passato nerazzurro (Mazzola, Suarez, Corso e Facchetti) ottenendo in cambio solo la miseria di una Coppa Uefa nel 1998. Ci sono voluti un sacco di tempo, sofferenze, umiliazioni per chiudere definitivamente con il (proprio, anche in considerazione del confronto con il padre) passato e riconoscere le persone giuste a cui farsi affiancare. Eppure, da sempre Moratti è un Presidente amato dai suoi sostenitori. La sua rivincita personale, a partire dal 2004, ha quindi un significato profondo per gli interisti.
Caro Martinelli, continua così. Non mollare. Cambierai gli allenatori, cambierai i dirigenti intorno a te, ma prima o poi riuscirai a restituirci campionati adeguati alla nostra storia e alla nostra passione. Ne sono certo. Butei, non posso immaginare di rivedere la B con persone diverse sedute in tribuna, magari che non parlano neppure veronese.
Attenderò con pazienza.
Ho bisogno di ringraziarti e stringerti nuovamente la mano come è accaduto lo scorso settembre a Monza, davanti a un Hellas mostruosamente forte. Quello che tu ed io vorremmo vedere in campo tutte le domeniche. E che verrà. Perché la passione, prima o poi, viene sempre premiata.
Massimo
Colonna sonora Bring 'Em Home, di Bruce Springsteen. Con tutta la sofferenza, la passione e i tormenti di chi ha davanti a sé un compito difficilissimo. Quasi impossibile. Al quale però, non posso fare a meno di avvinghiarmi disperatamente.