E veniamo al nostro Verona. L'accesso a questi playoff è stato sofferto e tutt'altro che scontato. A novembre la squadra sembrava completamente abbandonata a se stessa, con Giannini isolato, il Presidente sul punto di mollare tutto e comunque obbligato a dare precedenza alle sue condizioni di salute. A fine gennaio eravamo molto più vicini ai playout che ai playoff, con tutti quegli inutili pareggi e quei calci di rigore sbagliati. Poi, partita dopo partita, il grande lavoro di Mandorlini ha portato la squadra a credere nei propri mezzi, ha recuperato Berrettoni ed è approdata agli spareggi battendo in volata uno Spezia molto più discontinuo e una Reggiana mai realmente autorevole.
C'è un punto, per me centrale, da affrontare nel confronto teorico con Sorrento, Salernitana e Alessandria: il Verona concede nella classifica finale rispettivamente 8, 9 (6 dei quali ridotti dalla CDN) e 7 (qui solo 2) punti agli altri sfidanti. Una differenza importante. Come si giustifica lo abbiamo appena ricordato, tocca stabilire se e quanto potrebbe pesare.
A mio avviso la rosa gialloblu è tecnicamente e tatticamente la migliore in assoluto. Mandorlini poi, per l'esperienza che ha e i risultati ottenuti, è il tecnico più affidabile. In più, c'è il pubblico che è da serie A, altro che da Lega Pro (grrrr ...).
L'Hellas però non ha l'entusiasmo e la spregiudicatezza del Sorrento, né la forza caratteriale della Salernitana e nemmeno la serenità dell'Alessandria. E questo riequilibra il mio pronostico iniziale ridimensionando le aspettative del successo finale al 30%. In pratica, nello stesso periodo, per me Vavassori l'anno scorso aveva più chances di farcela di Mandorlini oggi. Anche solo e semplicemente considerando che il Sorrento è più forte del Rimini e ha il beneficio della classifica a parità di risultati.
Facendo una simulazione piuttosto spregiudicata, ipotizzando cioè di avere avuto l'attuale tecnico sin dall'avvio del torneo con la sua media di 1,68 punti a partita, il nostro Hellas si sarebbe collocato a quota 57, ad un soffio quindi dal Sorrento. Lontanissimo dal Gubbio, ma pur sempre in zona playoff. D'altra parte però, replicano la terribile media di 1,08 punti collezionata da Giannini (a dire il vero in sole 13 gare), se non fosse cambiato qualcosa oggi avremmo chiuso a quota 36, ad un soffio dai playout. Ebbene, la mia domanda (e preoccupazione) è la seguente: può un allenatore giustificare la bellezza di 22 punti di differenza con gli stessi uomini a disposizione (eccezion fatta per Berrettoni)? Secondo me no. Un tecnico incide, eccome. Ma in campo vanno sempre e solo i giocatori. Sono loro che sentono la gara, si confrontano con l'avversario, compiono gesti tecnici tali da cambiare il risultato sia positivamente che negativamente. L'allenatore
prepara durante la settimana la partita, prende le decisioni iniziali (e Giannini non c'è dubbio che abbia commesso alcuni errori sia nel modulo adottato, che nelle scelte fatte), ma poi questa la giocano i calciatori uomo contro uomo. Azione contro azione. Una gara non è mica un video game nel quale il conduttore, con la sua abilità, decide sempre l'esito finale. Né posso pensare che il principe sia venuto a Verona con l'obiettivo di allenare contro, viste le numerose attestazioni di stima che ha avuto da Martinelli e Gibellini.
Potenzialmente dunque la nostra rosa vale Sorrento e Salernitana, come ho detto altrove. Ma altrettanto potenzialmente ha reso 9/8 punti meno. Possiamo giustificarla (in parte) con gli errori commessi dalla società in estate in sede di mercato e di preparazione, con il pessimo inizio di campionato, possiamo attribuire un certo numero di responsabilità a Giannini, ma il gruppo non lo ha certo aiutato. Un gruppo, per inciso, scelto da lui. La mancanza, o meglio, l'assenza dei gialloblu nei primi 3 mesi di campionato - comunque lo vogliamo considerare - è una macchia che non mi lascia affatto sereno sulla reale competitività della rosa. Il Verona è, secondo me, caratterialmente meno affidabile degli altri. Quando le cose vanno bene, la squadra c'è e giocatori discontinui come Rafael, Ferrari, Mancini ed Esposito riescono a fare del proprio meglio. Ma quando le cose vanno male, per colpa del mister o perchè non
vengono i risultati, molti giocatori fondamentali spariscono. E difatti sono spariti all'inizio.
Lasciando da parte chi poi non ha mai contribuito nel corso dell'intera stagione (la buonanima di Pichlmann).
Tra l'altro, i nostri giocatori non hanno neppure dovuto sopportare i problemi economici e societari dell'Alessandria e della Salernitana. Al contrario, quei 60 giorni terribili tra novembre e gennaio hanno avuto uno strascico simile alla conduzione di Giannini, in termini di prestazioni e risultati. Questa è l'ennesima conferma, a mio avviso, che il Verona ha cominciato a decollare solo quando tutte le altre cose si sono sistemate.
Come si comporteranno dunque i nostri eroi nei playoff, dovendo dare il loro meglio per riuscire a recuperare il deficit di classifica?
Non sono troppo negativo. Vedo oggi un miglioramento sostanziale da questo punto di vista (tornerò in seguito sull'argomento). È sicuramente cresciuta la serenità della squadra e la consapevolezza di sé. C'è fiducia tra i tifosi. Ma occorre vincere i playoff per farmi cambiare definitivamente idea. Anche e soprattutto dopo la duplice delusione patita l'anno scorso. La promozione in B è l'unico modo che mi fa considerare completato il lavoro eccezionale fatto finora da Mandorlini, perchè significa che non si è limitato solo al raggiungimento dei playoff (obiettivo stagionale minimo), ma è stato suggellato dal successo finale.
LA CONDIZIONE Il Verona, lo sappiamo bene, concede sempre qualcosa sul piano dinamico agli avversari, almeno mezzora a partita. Colpa del caldo e della stanchezza accumulata. Non so dire però come siano messi i nostri avversari, perchè noi guardiamo solo le partite dei gialloblu e siamo in grado di riconoscere ogni loro piccolo sintomo di affaticamento o calo di concentrazione, cosa che non è proponibile invece con gli altri con i quali ci limitiamo a leggere esclusivamente il risultato finale e lo spezzone di partita proposto il lunedì sera. Diciamo quindi che tutte e quattro le contendenti sono, dal punto di vista fisico, sullo stesso piano. Pari e patta.
Da parte nostra possiamo sostenere anche che la difesa tiene abbastanza, salvo qualche concessione nei calci piazzati. Rafael è fuori forma, mette spesso in apprensione i compagni con uscite a vanvera, ma reagisce abbastanza bene quando è sotto pressione. Ceccarelli non è più il baluardo dello scorso anno, in compenso Maietta dà molta sicurezza. I terzini tengono, e sono contento di aver recuperato Cangi. A metà campo, Russo e Hallfredsson sono delle sicurezze, poco fantasiosi ma insuperabili. Esposito invece è meno efficace rispetto ad un anno fa: se in partita è l'elemento che ci permette di vincere, altrimenti ha delle pause, si isola, patisce il pressing avversario. Complessivamente però, la difesa e il centrocampo hanno mostrato cose buone fino a questo momento e sono stati affidabili.
I nostri problemi sono in attacco. Gibellini aveva assicurato in estate l'arrivo di 3 giocatori da doppia cifra, invece né il fantasma di Schonbrunn (che non segna da 7 partite), né Le Noci (a digiuno da 10), né Ferrari (da 9 su azione) hanno reso secondo le aspettative. E l'impegno economico sostenuto. Insieme hanno messo insieme la miseria di 20 gol, meno di Paulinho da solo (24). Se andiamo ad analizzare le ultime realizzazioni fatte, il merito è tutto di centrocampisti (Russo 2 volte, e Martina Rini) e mezze punte (Berrettoni). L'alleato migliore poi è stato l'autogol, determinante in 3 occasioni differenti (Salernitana, Spal e Lumezzane). Possiamo sempre sperare in un errore tecnico di un avversario per riuscire a fare gol?
Mandolini alterna davanti Mancini con Berrettoni, considera Le Noci terza punta, si affida in genere ai centimetri dell'austriaco e di Ferrari. Ma siamo troppo prevedibili sotto porta. Il gol, siamo costretti a inventarcelo altrove.
Complessivamente però la condizione con la quale il Verona di Mandorlini si presenta ai playoff è nettamente migliore di quella dello spompato Hellas di Vavassori. Questa è una buona notizia. Anche se devo ricordare che, ai fini pratici, l'anno scorso superammo piuttosto agevolmente il Rimini che stava meglio di noi fisicamente e non fu certo per colpa della stanchezza che perdemmo lo scontro finale con il Pescara. Loro stavamo meglio di noi nella testa e nella convinzione. Mica nelle gambe.
Tutto allora si giocò sul piano della personalità, della nostra paura di non farcela dopo aver sprecato il campionato regolare. Vediamo allora come siamo messi da questo punto di vista.
LA PERSONALITA' Selva, Rafael, Cangi, Ceccarelli, Berrettoni, Esposito e Russo hanno giocato i playoff lo scorso anno. In teoria potrebbe essere un vantaggio l'esperienza acquisita. In realtà, invece, può accrescere la loro paura di non riuscire a farcela per la seconda volta consecutiva. L'esperienza accumulate nelle prove finali non conta niente: avete mai visto un attore, anche esperto, non farsela sotto ad una prima? Oppure un manager temere la presentazione di un progetto importante? L'esperienza incide positivamente solo quando è supportata da un successo immediatamente precedente. Non certo da una sconfitta. Ecco perché il Gubbio ha scalato 2 campionati in 2 campionati consecutivi, idem il Cesena e il Varese un anno fa. Mentre invece Foggia, Reggiana e Cremonese hanno fallito 2 o 3 playoff consecutivi e sono ancora qui a pagare per i propri errori.
Questo non è proprio un punto su cui appigliarmi per battere subito il Sorrento. Ce ne è un altro, molto più valido.
Mi è piaciuto l'atteggiamento con cui abbiamo superato in casa due avversari impegnativi come Salernitana e Spal. Tutte e due le volte l'Hellas ha mostrato personalità nella gestione dell'avversario e della partita che, in entrambi i casi, si era messa in una maniera negativa per noi (la Salernitana aveva momentaneamente pareggiato e la Spal era addirittura passata in vantaggio).
Troppo spesso si confonde infatti la personalità (causa, origine) con la caratterialità oppure la freddezza (che sono invece effetti, semplici manifestazioni). Il carattere, fine a se stesso ed estremizzato, porta allo spreco di energia e al nervosismo se non è guidato dalla consapevolezza di essere il più forte. La personalità quindi è la chiave di lettura per battere i rossoneri al Bentegodi e poi indurli all'errore in casa loro perchè costretti a vincere.
Da questo punto di vista noi non siamo assolutamente inferiori al Sorrento. Lo siamo stati l'anno scorso quando abbiamo perso promozione diretta e playoff; lo eravamo sotto la guida di Giannini; lo siamo stati fino alla sconfitta interna con il Gubbio. Ma ora, forse, abbiamo cambiato testa. Si sta affacciando la nostra leadership in campo. Cominciamo a far paura.
Queste sono solo semplici considerazioni. Sarà il campo a stabilire se il Verona è realmente guarito. Un passo alla volta: impariamo prima di tutto a sfruttare al meglio i nostri punti di forza e superiamo il Sorrento. In campionato non ci siamo riusciti. Questa sarà dunque l'impresa necessaria per mettere il turbo al proseguo dell'avventura.
Massimo
Colonna sonora:
My Love Will not Let You down del mitico Bruce Springsteen.