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HELLAS VERONA / Flashback

DA GIANNI BUI A LUCA TONI


DA GIANNI BUI A LUCA TONI

In occasione della sfida interna con il Torino, scopro più di qualche analogia con la stagione 1968/69 e nessi in comune con l'avversario di turno: Hellas neo promosso in serie A, al quale il calendario riserva uno scherzo di cattivo gusto (3 trasferte consecutive valgono il nostro esordio tutto in salita), una marea di giocatori destinati a cambiare casacca di lì a qualche stagione (Maddè, Mascetti e Bui da una parte, Moschino dall'altra, senza peraltro riuscire a ripetersi) e persino il tecnico destinato a lasciare Verona per poi ritornarci in seguito (Cadè). C'è tra i gialloblu un bomber eccezionale, Gianni Bui, che ricorda tanto nello stile, nel modo di stare in campo e nell'efficacia il nostro grande Luca Toni. E, se vogliamo, il Torino è anche la squadra che ha fatto esordire in serie A da giocatore il nostro amato mister Mandorlini (4 febbraio 1979).

Agosto 1968. Garonzi richiama in panchina Cadè, tecnico evoluto e dal senso pratico che aveva lasciato un buon ricordo a Verona alcuni anni prima, reduce da una bella esperienza in A col Mantova. Conferma in blocco la squadra della promozione salvo poche modifiche: scambia Traspedini con Nuti con il Foggia in attacco; rinforza il centrocampo con l'arrivo di Mazzanti e Vanello; il mancino Bonfanti rimpiazza Flaborea.

Cadè, riprendendo e adattando il modulo inglese, modifica l'assetto tattico: gioca con 2 marcatori fissi dietro (Ranghino e Batistoni); a centrocampo sacrifica un'ala pura (Sega) impiegando Maddè nel ruolo di esterno destro, giocatore duttile in possesso di corsa e buona tecnica, inserisce Mazzanti, centrocampista di buona qualità davanti a Mascetti, a sinistra c'è Bonatti. In avanti la coppia Bui - Traspedini è devastante: 15 reti il primo e 8 il secondo. Maddè e Bonatti hanno il compito di spingere sulle fasce e crossare palloni alti, poi ci pensano le due torri a buttarla dentro. Dietro però c'è qualche problema: il Verona segna ben 40 gol (1,33 di media a partita) ma ne subisce troppe 49 (1,63): De Min fa quello che può, ma non appare sempre all'altezza e gli attaccanti della serie A non lasciano scampo. Comunque questo Verona (come l'attuale) gioca sempre per vincere, non sa difendersi ad oltranza.

DA GIANNI BUI A LUCA TONI

Battesimo micidiale: dopo tre trasferte consecutive (Napoli 1 a 1, sconfitta con il Milan 3 a 1 e Bologna 1 a 1) tenute insieme da prestazioni sempre dignitose, il Verona esordisce finalmente al Bentegodi il 27 ottobre ospitando il Torino. Di fronte l'esperta squadra granata guidata da "Mondino" Fabbri con qualche elemento di qualità (Puia, Agroppi, Moschino e Combin). Ma c'è poca storia: dopo soli 5 minuti, praticamente al primo assalto, Gianni Bui sblocca la partita di testa su cross perfetto da sinistra di Petrelli che approfitta dell'imperfetta uscita del portiere Lido Vieri (prima foto qui a lato) > ... è lui, è lui, è Gianni Bui !!!! . Intorno alla mezzora raddoppia Mazzanti e chiude i conti Maddè nella ripresa. Gara perfetta: il Verona merita la serie A, i tifosi gialloblu si divertiranno. Anche questa, se vogliamo, è un'altra cosa in comune.

Gianni Bui, che campione! Ecco un suo ricordo preso dallo stralcio di un'intervista rilasciata ad Andrea Nocini di Pianeta-calcio.it il 15 maggio 2010:

Qual è stato il momento più bello della tua carriera di calciatore?

"Il periodo che ho vissuto con maggior affetto e soddisfazioni è stato quello proprio a Verona, molto probabilmente perché le ginocchia mi funzionavano ancora bene dopo 18 operazioni chirurgiche (13 interventi solamente alle ginocchia) che ho subito in varie parti del corpo, e sempre per colpa del calcio. Poi, ricordo subito dopo la parentesi trascorsa a Torino, dove sono stato benissimo con una persona che anche a 33-34 anni - Giorgio Ferrini - mi insegnava a stare al mondo. Giocatore che non c'è più, Giorgio, ma che ha dato tanto al Toro. Quando giunsi a Verona, in A, provenivo da un club di serie B, Catanzaro, curioso di sapere se ero ancora in grado di dare qualcosa al calcio. E ricordo un momento bellissimo in riva all'Adige: cominciammo a battere al "Bentegodi" la Juventus, a dare 4 gol al Bologna, tre alla Roma. In casa eravamo molto seguiti dal pubblico e le prime vere soddisfazioni in A le ho gustate a Verona. Successivamente a Torino, ma quella volta ero un po' più vecchio".

Il "gol" più bello sia esteticamente che dal punto di vista dell'importanza?

"Eh, mi prendi in contropiede. Mah, forse, il più importante è stato qui a Verona, contro la Roma, perché era un po' diverso dai soliti colpi di testa o dai soliti tiri da lontano. Una rovesciata, il secondo gol, che tutti mi hanno fatto diventare importante perché è stata una rovesciata di "sbiego" nell'area, sulla destra, ma quasi verso la linea del corner, e che tutti ricordano. Quella volta feci due gol, ma quella rovesciata è diventata storica. Il pubblico, forse, da quella volta, dopo quel gesto ha cominciato a volermi bene".

Qual è invece stata la cosa che ti è dispiaciuta di più?

"Sì, ti stavo pregando io di chiedermelo. E' aver pareggiato con l'Inter: verso la fine eravamo io e Sergio Clerici, sì, "Il Gringo", all'attacco, nel Verona e a "San Siro", in casa dell'Inter, e, a una decina di minuti alla fine ci assegnano un calcio di rigore. Clerici, che era più bravo di me a calciare i rigori, mi disse: "no, no, calcialo tu, calcialo tu!". Di fronte c'era Lido Vieri, ho calciato, e, buttandosi sulla destra, mi ha parato il rigore
(seconda foto in alto). Finì 0 a 0 e fu l'ultima volta che accettai di andare ospite alla "Domenica Sportiva", perché in genere io ero molto pigro, e sono andato per farmi vedere dai tifosi. Sbaglio, che poi evidentemente mi hanno perdonato. Però, questo errore mi è rimasto parecchio sul gozzo. A Roma, i compagni del Verona mi fecero nuovamente battere il rigore, facendo centro però".

DA GIANNI BUI A LUCA TONI

Esiste oggi un giocatore alla Gianni Bui? Bui si lascia andare a un bel sorriso:

"Ah, non lo so, sono più bravi magari all'attacco".

Proviamo noi, allora: Casiraghi, Bierhoff, Luca Toni?

"Eh, ma, Pierluigi era più grintoso; Olivier, sì, era uno che mi ricordo l'esplosività quando giocava. Sì, magari, Luca Toni. E' nato dove sono nato io, a Pavullo, a cinque km dove sono nato io. Lì, a Pavullo, le castagne ti fanno diventare forti: sono nati in tre: uno era il centravanti del Torino e del Catania Pietro Baisi (classe 1945), ma prima io che sono il più vecchio, e poi Toni. Quando giocava nel Vicenza, io fui invitato nel suo paese e lui venne e mi chiese l'autografo, no, allora. E invitarono un ciclista famoso, che non era potuto venire. Sì, direi che mi potrebbe assomigliare Toni, un ragnone, un ragazzo molto bravo, dal carattere che mi piace. Spero che abbia un po' di fortuna".

C'è altro da aggiungere?

Massimo

[la scheda di Gianni Bui]



Hellastory, 12/02/2014
Serie A 1968/69 | 4a giornata | 27/10/1968
AC VERONA HELLAS
AC VERONA HELLAS
3
  TORINO CALCIO
TORINO CALCIO
0
5' G.Bui, 27' R.Mazzanti, 72' S.Maddè marcatori -
G.De Min; A.Batistoni, S.Petrelli, R.Ranghino, G.Savoia; S.Maddè, E.Mascetti; I.Bonatti, G.Bui, R.Mazzanti, V.Traspedini   Vieri; Poletti, Fossati, Puia, Trebbi, Agroppi, Carelli, Corni, Combin, G.Moschino, Facchin.
G.Cadè ALL Fabbri

Arbitro
A.Michelotti (Parma - PR)


UNA REGOLA SBAGLIATA CHE PUO' DANNEGGIARE IL VERONA


Lo spettacolare pareggio dell'Olimpico con la Lazio chiude adeguatamente una stagione strepitosa. Tudor, stupendo condottiero, ha migliorato la posizione di classifica dell'anno scorso, ha ottenuto il record di gol realizzati (65) e sigillato il saldo positivo reti fatte/subite (+ 6), risultato questo non riuscito né a Mandorlini (-6) né a Juric (- 2 e -4) prima di lui. Adesso però inizia una settimana decisiva per capire cosa farà, quando scioglierà la riserva circa la permanenza o meno in gialloblu. Perso D'Amico, la questione che tiene in sospeso tutti non è un problema di soldi, contano le sensazioni. Bisogna vedere se ci sono i presupposti. Da cosa scaturisce questo stato di incertezza? Tutto ci porta ad affrontare un periodo di incertezza societaria che non aiuterà certo a lavorare con la stessa serenità che ha trovato e che, infondo, ha agevolato il conseguimento di prestazioni di questo rilievo. Non c'è alcun dubbio che D'Amico, anche lui sotto contratto, abbia colto l'opportunità Atalanta anticipando in tal modo la conclusione di un ciclo. Un ciclo vincente, aggiungo, visti gli splendidi risultati ottenuti non solo sul campo (grande calcio, 1 promozione e 3 piazzamenti stabilmente tra il 9º e il 10º posto), ma anche e soprattutto dal punto di vista della rivalutazione della rosa e degli indici di bilancio. D'Amico, direttore sportivo silenzioso e scrupoloso, è stato anche in grado di porre rapido rimedio nei rari errori di valutazione (l'esonero veloce di Di Francesco e l'aver tolto dal mercato Tameze in agosto quando ci si è accorti che Hongla non avrebbe risposto subito alle aspettative). Ora però se ne sta aprendo un altro di difficile valutazione. Non tanto perché Marroccu, che è comunque un dirigente esperto, valga meno di D'Amico, quanto per il contesto in cui si troverà ad operare. E Tudor deve stabilire se valga la pena oppure no restare alle nuove condizioni.

[continua]
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