22 Aprile 1990, Verona-Milan - Hellas Verona: Flashback su HELLASTORY.net
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HELLAS VERONA / Flashback

22 Aprile 1990, Verona-Milan

Hellastory: Flashback

dal nostro amico Lanfranco Palazzolo

22 Aprile 1990, Verona-Milan

Sono tifoso del Verona dal lontano autunno del 1983, quando ho assistito alla clamorosa vittoria di Belgrado contro la Stella Rossa. Da quel momento ho sempre pensato alla mia squadra almeno una volta al giorno cercando di immaginare cosa avrebbero fatto i gialloblu la domenica successiva o nella stagione calcistica che doveva iniziare. Anche se l'Hellas ha vinto uno scudetto, la stagione che ho amato di più del Verona è stata quella del 1989-90, quando la squadra è stata ricostruita da zero. L'immagine che ho dentro dei giocatori è quella della foto della squadra all'inizio dell'anno, senza sponsor e con la maglia della Hummel della stagione precedente. Eppure a me quella squadra piaceva tanto perché venivano messi insieme giocatori che ritornavano a giocare con i gialloblu, insieme ad altri giocatori sui quali gravava un gigantesco punto interrogativo: Giacomarro e Bertozzi in primis. E poi, la maglietta era bellissima.

22 Aprile 1990, Verona-Milan

Ed era inevitabile che la partita da ricordare per me è stata Verona-Milan del 22 aprile del 1990. Allora ero studente ad Urbino e «Tele +» non esisteva. Per vedere una partita era necessario aspettare le 18.40 per assistere sulla Rai a un tempo di una partita di calcio della massima serie. La partita l'ho sentita alla Radio e non potevo credere a quel risultato clamoroso che regalava al Napoli lo scudetto. Però quel giorno ho avuto una grande intuizione: ho chiesto ad un mio amico di Roma di registrare in Vhs la partita per rivederla la domenica successiva al mio ritorno a casa. Per una settimana ho evitato di vedere le immagini della partita per gustarmele pensando che la settimana successiva con il Cesena ce l'avremmo fatta. Ma non è andata così. La partita, anzi il secondo tempo di Verona-Milan l'ho visto solo dopo la partita con il Cesena con lo spirito di chi avrebbe visto una grande vittoria senza gioire per il gol di Davide Pellegrini o per le espulsioni dei giocatori del Milan.

22 Aprile 1990, Verona-Milan

Il mio attaccamento a quella partita è dovuto al fatto che mi rendevo conto che quel Verona che aveva fatto due finali di Coppa Italia, vinto lo scudetto e giocato la Coppacampioni finiva lì con Sotomayor che abbracciava Bagnoli e lo portava sotto la curva; con Favero che invitava con un gesto sbrigativo Peruzzi a rimettere il pallone in gioco per fare il gol contro il Milan decimato; gli insulti di Colombo contro Prytz; con Bertozzi in campo che sostituiva Fanna e Giacomarro in cabina di regia. E con la convinzione che per risalire ci sarebbe voluto tanto tempo. Ma con la convinzione che in un modo o nell'altro l'Hellas sarebbe tornato grande, come nessuna altra squadra è riuscita ad esserlo nella sua stessa dimensione.

Foto da Il Giorno e Guerin Sportivo



Hellastory, 13/01/2022
Serie A 1989/90 | 33a giornata | 22/4/1990
AC VERONA HELLAS
AC VERONA HELLAS
2
  AC MILAN
AC MILAN
1
63' V.Sotomayor, 89' D.Pellegrini (II) marcatori 33' Simone
A.Peruzzi; L.Favero, N.Gutierrez, V.Pusceddu, V.Sotomayor; G.Gaudenzi (80' M.Magrin), D.Giacomarro, R.Prytz; P.Fanna (72' A.Bertozzi), T.Gritti, D.Pellegrini (II)   Pazzagli, Tassotti, P. Maldini, Massaro, Costacurta, Baresi, Donadoni, Rijkaard, Van Basten, Evani (67' An. Colombo), Simone (59' Gullit).
O.Bagnoli ALL Sacchi
- espulsi 82' Rijkaard, 87' Van Basten, 90' Costacurta

Arbitro
R.Lo Bello (Siracusa - SR)





SETTI ACCOMPAGNA IN B IL VERONA


Dopo la decima, gravissima sconfitta consecutiva, il Verona è quasi condannato. E pensare che lo Spezia, per condizione e posizione di classifica, avrebbe potuto essere l'avversario più adatto per chiudere decentemente l'anno solare ed accendere speranze di salvezza. Invece no, ci sono stati superiori non solo nel risultato ma anche nel gioco e in intensità. Il Verona sta pagando le sciagurate scelte societarie, come ha ammesso Marroccu dopo Monza. Setti invece, che vive evidentemente in un altro pianeta, non si rende conto di quello che ha combinato e nemmeno perché, chiunque a Verona raggiunge un certo livello qualitativo, poi chiede di andare via. Non si rende conto che è lui l'artefice di questa condizione di precarietà che non consente di trovare in questa società la propria dimensione sportiva. E per questo, ogni anno batte cassa frettolosamente al valore acquisito, vivendo di nuove scommesse e di improvvisazione. In effetti, a voler essere precisi, non è ancora stato chiarito se tutto ciò dipenda da costanti bisogni personali, oppure dalla sua supponenza (sono il Presidente che ha disputato più stagioni in serie A, conosco il calcio meglio di tutti voi ...). Fatto sta che questa volta Longo, D'Amico e Tudor hanno capito in fretta quello che sarebbe successo di lì a qualche mese e, vista l'impossibilità di proteggere un giocattolo troppo prezioso per le sue mani grezze, si sono defilati con lungimiranza. Come se uno, vincendo casualmente alla lotteria, finisce per sprecare tutto e si riduce a chiedere l'elemosina sotto i ponti. Povero e abbandonato. Forse perché erano proprio loro la componente saggia e competente della società, quella che ha permesso di rivalutare fino a quel punto il Verona. Loro, e non certo Setti che ha solo avuto la fortuna di averli per sè. Comunque, tutti i nodi sono venuti rapidamente al pettine: ceduti male Barak, Simeone, Caprari e Casale, rimpiazzati solo numericamente con giocatori scadenti (alcuni persino pagati cari), preso Marroccu come suo braccio destro (velocissimo a squalificarsi nel giro di poche settimane) e infine scelto Cioffi per l'ennesima scommessa assurda anche se l'ambiente, svilito e senza indirizzo, stava cercando invece disperatamente continuità, esperienza e buon senso. Cosa è rimasto di quel Verona che tanto ci ha divertito e sentiti rispettati? Niente. Per non parlare della soluzione frettolosa e senza alcuna logica di affidare la squadra a Bocchetti, che non ha niente a che vedere con quella adottata dal Monza con Palladino. Infatti, il povero cristo è stato assunto a uomo simbolo della società dopo essere stato prima dirottato in Primavera e poi, come un profeta, beneficiario di addirittura 5 anni di contratto. Lui che non ha neppure il patentino da allenatore. Ora cosa ci aspetta? un lento ed umiliante cammino verso l'inferno o abbiamo ancora qualche briciolo di speranza di salvezza?

[continua]
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