Dossier 2024/2025
In genere, il primo passo di un nuovo Governo che si insedia, di una nuova proprietà o, più semplicemente, di un nuovo responsabile è quello di proporsi in discontinuità rispetto al passato. Questo principalmente per giustificare se stesso (i propri elettori e/o gli azionisti che lo hanno nominato) e accreditarsi i primi risultati utili come frutto del cambiamento posto in essere. Poco importa che i risultati vengano spesso dal passato e che gli effetti del cambiamento possono non avere ancora maturato esiti tangibili. In genere, questa è la narrazione che viene fatta passare: se le cose vanno bene, il merito è della discontinuità, del cambiamento; se vanno male, è conseguenza degli ultimi rigurgiti del passato. Abbiate solo un po' di pazienza.
Più raro è il caso di un cambio di potere che preferisce mantenere il più possibile l'indirizzo che ha ereditato. Anche visivamente, siamo abituati a vedere il nuovo capo accompagnato da nuovi dirigenti, gente di fiducia in grado di assicurargli in fretta i successi necessari. In questo mi ha sorpreso come Presidio Investor abbia deciso di posizionarsi sulla gestione del Verona. A gennaio, in un momento difficile per la classifica, con la squadra reduce da imbarcate di gol, da ritiri più o meno punitivi, risultati scadenti, alta conflittualità interna e infortuni importanti ha deciso di dare ascolto e affidarsi completamente a Sogliano. E Sogliano, sempre più coinvolto, ha ritenuto 1) che Zanetti andava bene e che non ci sarebbero stati in giro allenatori in grado di fare meglio di lui 2) che la rosa aveva qualità sufficiente per salvarsi. E' bastato prendere un difensore decente (Valentini per Magnani) e qualche cambio per tirare avanti. Infatti...
Concluso il campionato con la meritata salvezza, la linea che sta emergendo ancora è quella di mantenere il più possibile continuità sportiva. Lo testimoniano le (meritate) conferme di Sogliano e Zanetti, il riscatto di Sarr e (ahimè) la necessità di affrontare la sistemazione dei conti mettendo subito sul mercato la plusvalenza Coppola, ovvero il migliore talento a disposizione. Vista così, non notiamo alcuna differenza tra la gestione attuale e quella di Setti.
Proviamo, a questo punto, con gli elementi in nostro possesso, a comprendere se questa continuità è frutto di valore o scelta obbligata. Insomma, fa tutto parte di una strategia aziendale o sono indizio di qualche problema di fondo del quale dobbiamo iniziare a preoccuparci?
Il Verona sta bene così. Il merito maggiore di Sogliano, manifestato chiaramente anche nell'ultima conferenza stampa prima della trasferta di Empoli (dove poi abbiamo vinto...) è il richiamo ad una ritrovata compattezza di spogliatoio. Quando hai un direttore sportivo abituato a lavorare con pochi mezzi a disposizione, che conosce l'ambiente e riesce a trasmettere concetti che portano all'identità del gruppo non ha senso cambiare. Non abbiamo la prova che esista in giro un nuovo Sogliano e trovarsi in casa un dirigente simile è un valore inestimabile.
In questi giorni stiamo assistendo ad un turnover pazzesco di panchine, solo il 40% ha confermato il proprio allenatore. Tra queste, il Verona. Ora, preoccupandoci principalmente delle nostre avversarie dirette, notiamo che Lecce e Cagliari hanno cambiato panchina. Aggiungerei per la statistica anche il Parma, ma qui le motivazioni sono diverse. Perché Giampaolo e Nicola non sono rimasti? Le ragioni possono essere differenti tra loro, almeno nelle sfumature, ma vengono tutte dalla medesima origine: non hanno ricevuto assicurazione di un mercato tale da scongiurare un nuovo campionato di sofferenza. Al loro posto, due scommesse: Di Francesco, reduce da 2 retrocessioni consecutive e Pisacane, tecnico debuttante proveniente dalla Primavera. Della serie: questo passa il convento, magari funziona. Lo stesso Zanetti ha impiegato un giorno e mezzo prima di decidere se restare o meno. Ma ha preso poi la decisione opposta.
Per noi, confermare il mister della stagione appena conclusa è da considerarsi quasi un evento. Dopo Juric, il Verona ha iniziato il campionato sempre con una panchina differente (Di Francesco e poi Tudor, Cioffi e poi Bocchetti, Baroni e infine Zanetti) evidenziando sempre grosse difficoltà all'inizio sia di soluzioni tattiche che di risultati. Non possiamo certo dire che quest'anno partiremo con un gruppo consolidato dovendo rifare completamente la difesa (persi Coppola, Dawidowicz, Daniliuc, Valentini e con Tchatchoua e Ghilardi sul mercato) e trovare sostituti adeguati a Duda e Tengstedt, ma non ci sarà comunque l'ennesima rischiosa rivoluzione, con le incognite che ne conseguono. La voce in panchina rimane la stessa, come probabilmente il 60-70% della rosa.
Non ci sono alternative alla continuità. E veniamo a quanto di potenzialmente rischioso nasconde la continuità. L'aspetto più drammatico, per noi tifosi, è il timore che il fondo non abbia ulteriori risorse da investire: colpa di un planning sbagliato, di risultati economici peggiori del previsto oppure di un nuovo interesse verso altre voci di bilancio da cui trarre sviluppo che distolgono investimenti dedicati alla rosa (il nuovo stadio?). Ecco, quest'ultimo aspetto merita un approfondimento anche perché il Verona di Sogliano ha dato prova finora di riuscire a salvarsi grazie all'auto finanziamento (compro sulla base di quanto vendo).
Della limitata disponibilità di Presidio Investor non abbiamo prova. Partiamo però dall'assunto che, se è vero che le risorse da investire sono definite (e di conseguenza limitate), è anche vero che tutto ciò che oggi incassa il Verona rientra nel Verona stesso. La trasparenza dei conti e la fine delle percentuali sulle plusvalenze da dirottare alla (vecchia) proprietà giocano tutte a suo favore. Certo che, se l'obiettivo finale è quello di generare plusvalore per poi cedere una società cresciuta nel fatturato e nel patrimonio, dobbiamo pur credere ad una strategia che ponga i vari centri di costi e ricavi secondo priorità ben definite. In questo contesto non rientra solo la gestione della prima squadra (e i relativi settori giovanile e femminile), ma anche il disimpegno del Bottagisio e una modalità più produttiva di fare marketing. Se i mezzi a disposizione sono prefissati e la parte sportiva si gestisce da sola allora posso permettermi di lavorare su altre fonti di crescita.
A tal proposito, è bene ricordare che il fatturato del Verona dipende per il 77% dai ricavi derivanti dalla gestione (compravendita) dei giocatori più i diritti televisivi (rispettivamente 44% e 33%, con questi ultimi in calo di ca 10% quest'anno), il restante dalle voci commerciali e dal botteghino. Quest'ultimo, pur avendo il supporto di una crescita media costante di presenze al Bentegodi, copre solo ca il 6% dei ricavi totali [*]. Troppo poco. Da qui risulta chiarissimo:
1) che il Verona non può permettersi di retrocedere. Il crollo del valore della rosa che ne deriverebbe e quello dei diritti televisivi, non assolutamente compensabili dal paracadute, è testimone della crisi di Salernitana e Sampdoria e di molte altre società che non si sono più riprese dopo la retrocessione in B. Il campionato cadetto porta inevitabilmente nell'immediato una pesante perdita di esercizio e, più in generale, un pericoloso ridimensionamento.
2) occorre quindi creare nuove forme di ricavi in grado di stabilizzare il valore aziendale e compensare (almeno in parte) eventuali risultati sportivi negativi. Cremonese, Sassuolo e Udinese, ad esempio, hanno uno stadio di proprietà (per correttezza, nell'elenco dovrei aggiungere il Frosinone che ha vissuto una stagione travagliata, Juventus, Atalanta e Albinoleffe che vivono realtà completamente diverse dalla nostra). La battuta, tra un prosecco e l'altro, di realizzare un nuovo impianto di proprietà deve essere presa molto più seriamente di quello che crediamo soprattutto se intesa ad attrarre capitale e dotare il Verona di una fonte di ricavi che rimane interamente in società. A puro titolo di esempio, oggi l'indotto che proviene da una partita (dai parcheggi alla ristorazione, dalle birre allo stadio ai gadget) è disperso. Lo store gialloblù (o perlomeno il principale) deve essere all'interno dello stadio, come accade in Inghilterra e in Spagna. Bluenergy Stadium (Udinese) nell'esercizio 2023/24 ha organizzato oltre 150 eventi extra calcistici e convention aziendali di interesse nazionale e locale, garantendo un flusso significativo di ricavi alla società [*]. Il tutto anche a costo, in una prima fase, di continuare a pagare affitti al Comune e a liberarsi di strutture obsolete che non vale la pena ristrutturare (Bottagisio).
In questo senso, a mio avviso, si legge il disimpegno dei vari imprenditori locali a voler ristrutturare un Bentegodi fuori dalla lista Europei 2032. Molto più interessante, a questo punto, è essere coinvolti nel progetto Verona attraverso la costruzione di un suo impianto, rimanendo poi parte attiva sia del capitale societario che dei ricavi.
Sono consapevole, in definitiva, che gestire il Verona sia piuttosto complesso. Ritengo tuttavia che l'aver selezionato e difeso quanto di positivo è stato acquistato da Setti (Sogliano, un bilancio abbastanza equilibrato, il settore giovanile) possa consentire alla nuova proprietà di cercare valore altrove. Da questo punto di vista dobbiamo cominciare a considerare Presidio come una proprietà che non identifica il Verona con la sua prima squadra, ma che sta lavorando per una crescita globale del brand.
E questo ci consente finalmente di dare una risposta al quesito del titolo: il fattore continuità (sportiva) è l'unica via possibile per dare una svolta positiva al Verona rispetto a come siamo abituati a vederlo: puntando tutte le risorse esclusivamente sulla parte sportiva si corre il rischio di non essere sostenibili in quanto si dipenderebbe dai risultati, occorre quindi diversificare le fonti di reddito e acquisire una base più ampia di stabilità. Una nave più grossa per affrontare l'Oceano. Se queste sono le reali intenzioni di Presidio allora siamo sulla buona strada.
Massimo
[*] fonte: calcioefinanza.it
Hellastory, 20/06/2025
QUESTI CI MANDANO IN B
Lo scorso 8 gennaio Zanzi, Presidente esecutivo del Verona (immagino che questo sia il ruolo visto che dopo 1 anno, nel sito ufficiale, l'organigramma è ancora Coming Soon ...) ha rilasciato una bella intervista all'interno del programma televisivo Diretta Verona e, con fare molto rilassato, ha lodato un anno di Presidio (il bilancio è molto positivo), felice di avere con sé Sogliano (il miglior direttore sportivo d'Italia) e come obiettivo quello di fare un grande Verona e lo stadio è tra gli asset principali per la crescita calcistica. Peccato solo per la classifica, un dettaglio trascurabile. Del resto, l'impresa di Napoli lasciava intravvedere una decisa inversione del trend negativo per rimontare e poi c'era comunque il mercato invernale, che ci ha salvato gli ultimi 3 campionati, a darci sicuramente una mano. Ebbene, dopo quella partita abbiamo perso 4 gare su 5 e dal mercato non è arrivato finora praticamente nessuno in grado di cambiare la storia. Anzi, abbiamo perso Giovane, l'unico in grado di combinare qualcosa da centrocampo in su. Il vuoto comunicativo di Zanzi, che lo fa assomigliare molto di più ad un politico di inizio millennio, dove l'effetto mediatico e il sorriso rassicurante (va tutto bene, siamo eccezionali, non parliamo però di numeri, mi aspetto grandi cose, ci stiamo impegnando al massimo ...) si scontrano con una realtà sconcertante: se tu produci calcio e il tuo prodotto è costantemente in fondo alla classifica, di cosa stiamo parlando Presidente? C'è qualcos'altro di più importante?
[continua]

Qual è stato il miglior gialloblu in campo in
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