16 Settembre 1984, Verona-Napoli - Hellas Verona: Flashback su HELLASTORY.net
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HELLAS VERONA / Flashback

16 Settembre 1984, Verona-Napoli

Hellastory: Flashback

dal nostro amico Ercolino

Mi sentivo in debito, era d'obbligo, dopo più di un decennio di fruizione del sito Hellastory in cui ho fatto incetta di statistiche, tabellini, figurine, interessantissime schede ( Carrozza a parte ) e geniali «canoni inversi», rispondere all'appello della splendida redazione che per una volta chiama alle armi noi del guestbook per animare con dei ricordi scritti l'importantissima ricorrenza del millesimo incontro di serie A del nostro amato Verona. Avrei voluto descrivervi la mia «prima» assoluta al Binti, nel lontano marzo '81, accompagnato da mio papà milanista e rivivere il carico emozionale di tutte le prime volte partendo dalla visione del mastodontico Bentegodi e congedandomi con la fredda cronaca del tabellino che alla fine recitava Verona - Milan 1 a1 (Tricella, Battistini). Avrei voluto, ma sarei andato fuori tema in quanto il campionato era quello cadetto, competizione abituale per il Verona ma a cui il Milan straordinariamente partecipava in virtù della sua abituale propensione societaria alle porcherie; per lui «una su mille» non ce la fa e quell'anno viveva la retrocessione a tavolino del campionato 79/80 per la vicenda del calcioscommesse.

Allora avrei voluto narrarvi della mia ultima apparizione al Tempio, giugno 2019, finale playoff Verona - Cittadella 3 a 0 (Zaccagni, Di Carmine, Laribi) ma anche qui, pur con finestra sulla serie A, si trattava di cadetteria. Indescrivibile emozione ma da quel giorno ho sempre fatto didattica a distanza.

16 Settembre 1984, Verona-Napoli

La scelta definitiva allora ricade sul Campionato dei campionati, quello tricolore dell'84/85.

Siamo alla prima giornata, arriva l'astro Maradona ( a tutt'oggi per me il giocatore più forte che abbia visto calcare i campi di calcio ) ad infervorare le fantasie tricolori dei partenopei, fuggito dal Barcellona e dalla Liga dopo le attenzioni che il rude Goikoetxea ( il macellaio di Bilbao ) riservò alla sua caviglia sinistra e piombato all'ombra del Vesuvio con le stimmate di un dio dagli scarpini bullonati. Io e mio cugino Flavio ( complessivamente per più di un trentennio accomunati dall'abbonamento ) pensiamo erroneamente, molto erroneamente, che arrivare allo stadio con 4 ore d'anticipo possa permetterci di trovare posto a sedere in tutta tranquillità nei piani «alti» del Bentegodi dopo che per tre anni avevamo frequentato il settore delle parterre. Invece ci ritroviamo in piedi, spiaccicati ad una cancellata divisoria e mischiati ai tifosi avversari. Come di consueto la nostra preparazione alla partita è di fantozziana memoria e per ingannare l'attesa ci siamo dotati anticipatamente di: giornale L'Arena, Gazzetta dello sport, Settimana enigmistica e per rifocillare lo stomaco sacchetti da 250gr di mandrigoli! La partita la conosciamo tutti, è entrata nella storia! Mi rimangono alcuni flash indelebili: la bionda eleganza di Mimmo Volpati, il coraggio di Nanù Galderisi, la pelata imprendibile di Pierino Fanna ma soprattutto l'impressionante luccichio al sole delle gambe oliocanforate del panzer Briegel che, assieme al vichingo Preben Elkjaer, faceva l'esordio assoluto nella massima serie. Vivevo quel calcio con l'animo puro, non avevo ancora contaminazioni di tifocontro tantomeno pregiudizi su giocatori o tifoserie avversarie. C'era solo gioia pura per quella che all'epoca era la mia sola ragione di vita: far rotolare o veder rotolare un pallone. Nella mia carriera di tifoso non ho mai fatto parte di nessun gruppo organizzato ( andai una volta sola in trasferta a Firenze su un pullman organizzato dalle Brigate e giurai che in vita mia non avrei più fatto una scelta così scellerata ) non sono mai stato mosso al tifo da appartenenza a maraie o da militanze politiche e ideologiche, casomai col trascorrere degli anni le collaborazioni e l'amicizia con Roberto Puliero mi hanno portato a dare il giusto valore al calcio, considerandolo con la giusta dose di leggerezza e di ironia ben sapendo che attualmente è popolato da viziati e superpagati che mai hanno vinto premi Nobel e probabilmente mai li vinceranno.

16 Settembre 1984, Verona-Napoli

Per quanto può valere questa è la mia «Una su mille», una partita che racchiude una vita da tifoso. Un velo di malinconia mi avvolge, un sentimento di gratitudine sgorga nei confronti di una redazione Hellastory che col suo preziosissimo lavoro disinteressato ha unito tanti amici virtuali alcuni dei quali divenuti reali col passare del tempo. Con l'augurio di buon anno e con l'arrivederci fra 26 anni per l'evento «Una su duemille» vi lascio con un solo, unico, grande, grido forza Verona, forza Hellaaaaaasssss



Hellastory, 11/01/2022
Serie A 1984/85 | 1a giornata | 16/9/1984
AC VERONA HELLAS
AC VERONA HELLAS
3
  SSC NAPOLI
SSC NAPOLI
1
26' H.Briegel, 32' G.Galderisi, 75' A.Di Gennaro marcatori 58' Bertoni
C.Garella; M.Ferroni (I), L.Marangon (I), R.Tricella; H.Briegel, L.Bruni (89' D.Donà), A.Di Gennaro, D.Volpati; P.Elkjær Larsen, P.Fanna, G.Galderisi (83' F.Turchetta)   Castellini; Bruscolotti; Boldini (72' Caffarelli); Celestini; Ferrario; De Vecchi; Bertoni; Bagni; D.Penzo; Maradona; Dal Fiume
O.Bagnoli ALL Marchesi
- espulsi 90' Bruscolotti

Arbitro
M.Mattei (Macerata - MC)





SETTI ACCOMPAGNA IN B IL VERONA


Dopo la decima, gravissima sconfitta consecutiva, il Verona è quasi condannato. E pensare che lo Spezia, per condizione e posizione di classifica, avrebbe potuto essere l'avversario più adatto per chiudere decentemente l'anno solare ed accendere speranze di salvezza. Invece no, ci sono stati superiori non solo nel risultato ma anche nel gioco e in intensità. Il Verona sta pagando le sciagurate scelte societarie, come ha ammesso Marroccu dopo Monza. Setti invece, che vive evidentemente in un altro pianeta, non si rende conto di quello che ha combinato e nemmeno perché, chiunque a Verona raggiunge un certo livello qualitativo, poi chiede di andare via. Non si rende conto che è lui l'artefice di questa condizione di precarietà che non consente di trovare in questa società la propria dimensione sportiva. E per questo, ogni anno batte cassa frettolosamente al valore acquisito, vivendo di nuove scommesse e di improvvisazione. In effetti, a voler essere precisi, non è ancora stato chiarito se tutto ciò dipenda da costanti bisogni personali, oppure dalla sua supponenza (sono il Presidente che ha disputato più stagioni in serie A, conosco il calcio meglio di tutti voi ...). Fatto sta che questa volta Longo, D'Amico e Tudor hanno capito in fretta quello che sarebbe successo di lì a qualche mese e, vista l'impossibilità di proteggere un giocattolo troppo prezioso per le sue mani grezze, si sono defilati con lungimiranza. Come se uno, vincendo casualmente alla lotteria, finisce per sprecare tutto e si riduce a chiedere l'elemosina sotto i ponti. Povero e abbandonato. Forse perché erano proprio loro la componente saggia e competente della società, quella che ha permesso di rivalutare fino a quel punto il Verona. Loro, e non certo Setti che ha solo avuto la fortuna di averli per sè. Comunque, tutti i nodi sono venuti rapidamente al pettine: ceduti male Barak, Simeone, Caprari e Casale, rimpiazzati solo numericamente con giocatori scadenti (alcuni persino pagati cari), preso Marroccu come suo braccio destro (velocissimo a squalificarsi nel giro di poche settimane) e infine scelto Cioffi per l'ennesima scommessa assurda anche se l'ambiente, svilito e senza indirizzo, stava cercando invece disperatamente continuità, esperienza e buon senso. Cosa è rimasto di quel Verona che tanto ci ha divertito e sentiti rispettati? Niente. Per non parlare della soluzione frettolosa e senza alcuna logica di affidare la squadra a Bocchetti, che non ha niente a che vedere con quella adottata dal Monza con Palladino. Infatti, il povero cristo è stato assunto a uomo simbolo della società dopo essere stato prima dirottato in Primavera e poi, come un profeta, beneficiario di addirittura 5 anni di contratto. Lui che non ha neppure il patentino da allenatore. Ora cosa ci aspetta? un lento ed umiliante cammino verso l'inferno o abbiamo ancora qualche briciolo di speranza di salvezza?

[continua]
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