Hellas Verona 1984/85

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17 Marzo 1985: FIORENTINA - VERONA 1 a 3


dal nostro inviato Massimo

Dopo la pausa del campionato, il Verona si reca a Firenze dove trova un avversario piuttosto ostico mentre a Milano si gioca il derby della Madonnina: il testa a testa prosegue anche oggi. Dietro di loro, Torino e Sampdoria pareggiano tra loro 1 a 1 (Junior su rigore e autorete di Corradini). Queste 3 partite racchiudono tutta la giornata numero 22. Quindi gustiamocela con tutta la calma di cui abbiamo bisogno.

DANTE . A guardar bene, sono molte le similitudini tra Firenze e Verona. La dolcezza delle colline che raccolgono una parte significativa della città, la presenza di un fiume importante e vitale, l'eleganza dei monumenti storici che testimoniano la nobiltà e la ricchezza del passato, il carattere sanguigno dei propri abitanti, Dante Alighieri.


Quando nel 1302 il partito dei Bianchi (Guelfi moderati capeggiati dalla consorteria dei Cerchi) fu sconfitto al termine di una sanguinosa faida cittadina dal fronte dei Neri capeggiato dai Donati, il suo sostenitore più illustre, Dante appunto, fu condannato all'esilio con gravi accuse di furto di denaro pubblico e l'interdizione dai pubblici uffici. Il poeta iniziò così il suo calvario che lo portò a Verona (da Bartolomeo della Scala), in Lunigiana (presso i conti Malaspina), di nuovo a Verona (nella corte illuminata di Cangrande) e infine a Ravenna ospite di Guido Novello da Polenta, dove rimase fino alla sua morte avvenuta nel 1321. Il secondo e più lungo periodo veronese coincise con la conclusione del Paradiso, la pubblicazione dell'Inferno e l'affronto subito a seguito della condanna a morte in contumacia in quanto si era schierato apertamente a favore dell'imperatore Arrigo VII di Lussemburgo, fatto questo che gli impedì definitivamente il ritorno a casa.

Il suo amore sviscerato verso la terra dove nacque fu raccontato in molte circostanze e sempre con grande amore perché per lui « Fiorenza dentro da la cerchia antica… si stava in pace, sobria e pudica» (Par. XV). Ma l'amarezza dell'incomprensione e dell'esilio fu denunciata in una celebre lettera ad un amico fiorentino scritta proprio da Verona. «Mi si dice che s'io voglia patir la vergogna dell'oblazione potrò tornare in Firenze e viver tranquillo…E' questo dunque il modo glorioso per cui Dante Alighieri viene richiamato in patria, dopo un esilio quasi trilustre?…Se l'altra via troverete che la fama e l'onor di Dante non sfregi, per quella io mi metterò prontamente. Che se in Firenze per via onorata non s'entra, io non vi entrerò giammai.» Bellissime e sofferte parole di un uomo ferito.

Ma cosa c'entra Dante con una partita di calcio? Niente. Dante è un pretesto per parlare un attimo di politica, di poesia e di ideali. Come lo è l'accennare in maniera fuggevole alle splendide piazze, i vicoli e i ponti, le chiese e i musei, le botteghe artigiane di mobili, pelli e tessuti di questa splendida città che ci ospita oggi. E una sosta immancabile ai 13 Gobbi, dietro santa Maria Novella, dove anche una semplice bistecca ha un gusto unico e un bicchiere di Chianti ti riconcilia con te stesso.

E' vero, niente di tutto questo c'entra effettivamente con il calcio. Ma non è detto che, in ogni circostanza della nostra vita, il calcio riesca sempre a guidare e a muovere tutte le nostre intenzioni. Ce ne sono altrettante da non perdere mai di vista. Come il piacere della contemplazione di ciò che ci circonda, che poi dà sapore e colore ai nostri propositi.

LE ALCHIMIE DELLA GARA . La Fiorentina è un bluff. Lo sono state tutte le formazioni viola che negli ultimi 30 anni sono state guidate da Presidenti illusionisti, poco Priori e molto - troppo - Signori consortili. Grandi nomi hanno singolarmente vestito questa maglia (Passarella, Antognoni, Baggio, Batistuta, De Sisti, Massaro, Hamrin) ma poco riguardo c'è stato per la cura della squadra nel suo insieme. Firenze è sempre stata spacciata, per la numerosità e per il calore appassionato dei suoi tifosi, come una città appena a ridosso di Milano, Torino e Roma calcisticamente parlando. In fatto di spreco e illusione senz'altro ma, a guardar bene i risultati e l'Albo d'oro (2 scudetti, 1 Coppa Uefa e 6 Coppe Italia), la troviamo molto distante da loro, più modestamente collocata a metà di una classifica virtuale, vittima senz'altro della sua eccessiva passionalità e del suo provincialismo.

L'unica volta che è partita senza proclami e con giocatori desiderosi di dimostrare effettivamente il proprio valore, ha vinto uno scudetto. Eravamo nel lontano campionato 1968/69 e l'incomprensibile mago Bruno Pesaola riuscì a creare uomini veri prima ancora di giocatori. Eccoli: Superchi (ex gialloblu), Logora, Mancin (ex gialloblu); Pirovano (ex gialloblu) oppure Merlo, Ferrante, Brizi; Chiarugi, De Sisti, Maraschi (ex Legnago), Rizzo e Amarildo. E in panchina altri volti a noi noti come Ciccio Esposito e Mariani. Quanti incroci tra Firenze e Verona, ieri come oggi.

Anche in questa stagione una serie infinita di errori, complicazioni e polemiche. Ma come si fa a proporre insieme il capitano della nazionale argentina e il vice capitano di quella brasiliana? Come si fa a credere che un giocatore come Socrates, pagato un'enormità, possa davvero fare qualcosa di buono qui in Italia? E Gentile, pensionato dalla Juventus, Oriali dall'Inter, Pulici dal Torino, Antognoni dal suo ginocchio logoro, perché giocano ancora e tutti nella stessa squadra? E infine può il vecchissimo Valcareggi, subentrato durante la stagione a De Sisti, rimettere in sesto una nave scombinata e che fa buchi da tutte le parti?

Il Verona arriva a Firenze senza 3 giocatori squalificati: Fanna (inizialmente 70.000 occhi al Bentegodi avevano attribuito di giallo di Casarin a Volpati, ma il referto punì il giocatore per noi più importante…), Marangon e Bruni. Bagnoli non dorme per tutto il sabato notte in preda a calcoli e algoritmi e la domenica mattina, con gli occhi gonfi e il naso pendente verso sinistra disegna questa squadra. In difesa dentro Ferroni, che ha stufato con i suoi incidenti e deve rendersi finalmente utile alla pattuglia (scherzo, ovviamente), Volpati indossa la maglia numero 3 ma va a destra a frenare il brasiliano Socrates, Fontolan fa a pugni con Monelli e Briegel, per la prima volta nel corso del campionato, gioca terzino sinistro. A centrocampo Sacchetti e Di Gennaro sono sufficientemente motivati dal fatto di essere ex viola per vedersela simultaneamente contro Oriali, Pecci e Iachini. Davanti giocano 3 punte, con Turchetta che fa Fanna sulla fascia destra mentre Galderisi ed Elkjaer ripropongono ciò che a loro riesce molto bene all'interno delle difese avversarie: fare danni.

Le difficoltà quindi ci sono tutte, inutile negarlo. Valcareggi è un museo (pardon, un monumento) del calcio e i suoi pensionati hanno l'esperienza e la classe per fare male a chiunque. In altre condizioni, con una squadra al completo, non ci sarebbe stata storia. Oggi invece dobbiamo giocarcela fino in fondo. Come sempre, del resto.

MINUTO PER MINUTO . Pronti, via: Fiorentina in vantaggio! Ma porca miseria, neanche il tempo di capirci qualcosa! Cross da sinistra di Iachini, Monelli incorna di precisione in rete. Fontolan, dov'eri?

Il Verona non c'è. Passano 2 minuti e i viola sfiorano il raddoppio: Gentile, solo davanti a Garella, si ricorda di essere un terzino e non un attaccante e fa la cosa più difficile che è possibile, cioè tirare fuori. Bagnoli si alza dalla panchina e noi dalla tribuna: così non va!

Milan in vantaggio: siamo al 22' minuto e Virdis, di testa gira in rete un'azione molto veloce dei rossoneri. Il Verona mantiene invariato il vantaggio di 2 punti sull'Inter!

Passano i minuti e i vecchietti viola rallentano il ritmo. Volpati, Sacchetti e Di Gennaro recuperano metri e tengono lontano ogni minaccia. Quando finisce il primo tempo, c'è Bagnoli ad attendere i gialloblu negli spogliatoi e questa è per me una grande consolazione.

Anche perché, l'Inter ha appena pareggiato con Rumenigge: siamo al 48' minuto e i nerazzurri hanno rosicchiato 1 punto in classifica al Verona. Gara apertissima a Milano.

Io non so esattamente le parole che si sono detti i ragazzi in quella stanza dello stadio Comunale. Non so neppure se, al loro rientro in campo, i nostri hanno sentito le parole del sommo poeta che li incitava come figli del «gran Lombardo che ‘n su la scala porta il santo uccello» (Bartolomeo della Scala) o di suo fratello minore Cangrande le cui «magnificenze conosciute saranno ancora, sì che ‘ suoi nemici non ne potrai tener lingue mute» (Par. XVII). Ma sicuramente qualcosa è successo. Qualcosa è cambiato.

Dopo 12 minuti della ripresa Turchetta batte alla Fanna un calcio di punizione e Fontolan si fa perdonare l'errore sul gol viola e calcia di punta il gol del pareggio. Fiorentina 1 Verona 1. Alè!

La partita adesso si accende e i padroni di casa voglio vincere a tutti i costi: Occhipinti, subentrato a Oriali, si vede il pallone respinto da Garella a pochi passi e poco dopo Monelli serve splendidamente di testa Pellegrini per l'ennesimo prodigio del nostro portiere. Brividi immensi.

Ora però i gialloblu hanno capito come si sta in campo e cosa sono venuti a fare a Firenze. Briegel mette il turbo, Occhipinti lo insegue e beffato in velocità dalla BMW tedesca rimedia con una falciata stupida da dietro: rigore. L'arbitro Lo Bello, che non è Casarin, decreta subito e Galderisi trasforma. Verona in vantaggio!

Ma attenzione: Ferroni, ancora un po' a corto di preparazione, rimedia ad uno sgarbo di Pellegrini che gli sfugge atterrandolo in area di rigore. L'arbitro assicura la par condicio e l'infallibile Passarella questa volta si lascia abbagliare. Da chi? Da Garella, dal sole primaverile, dalle invettive di Dante? Non lo so: il pallone finisce alto sopra la traversa. Questo è l'importante. Ma vaiiii!

Segna l'Inter: Altobelli ribadisce in gol da pochi passi. Inter finalmente in vantaggio e siamo a 9 minuti dalla fine. La classifica ai vertici adesso è immutata!

Il Verona capisce che deve tenere lontano dalla propria metà campo la Fiorentina e riprende ad attaccare. Al minuto 83 nuova punizione per i gialloblu: calcia Turchetta col piede particolarmente ispirato per Di Gennaro, l'ex non ci pensa 2 volte, vede la possibilità di fare un gran gol e scarica una legnata incredibile, ma gli risponde da campione Galli (il portiere della nazionale). A questo punto irrompe Nanu che ribadisce in rete: partita chiusa, Verona in giubilo e doppietta per lui!

Pareggia il Milan, attenzione pareggia il Milan con Vinicio Verza! Siamo all'85' e il Verona adesso è in fuga! Questo Milan non molla mai.

Sia lodato il Barone Liedholm e Vinicio Verza, che non è solo una verdura ma anche una buona mezzala che meriterà di giocare a Verona l'anno prossimo! Noi chiudiamo con un altro miracolo di Galli che nega a Briegel in quarto gol gialloblu, obiettivamente eccessivo. Anche questa è fatta.

IL SIGNIFICATO DELLA PARTITA . Il Verona è a + 3 sull'Inter a 8 giornate dal termine. Ciò non basta per sentirci al sicuro ma è sufficiente per considerarci ancora più forti. Domenica prossima i gialloblu affronteranno la derelitta Cremonese mentre i nerazzurri andranno a piangere in casa della Juventus. Infine Milan e Torino si scorneranno tra loro. Non dico niente, ma sono affari loro.

E' chiaro a tutti che Cangrande non fu mai «colui che ‘mpresso fue, nascendo, sì da quella stella forte, che notabili fier l'opere sue» cioè il Veltro ghibellino redentore e liberatore della penisola intera dal potere terreno del Papa, ma credo che questa vittoria veronese nella sua Fiorenza abbia riconciliato un pochino Dante dalle umiliazioni subite a causa dei suoi concittadini. Credo anche che oggi, il suo naso importante - come quello dell'attuale condottiero scaligero di nome Osvaldo - si sia arricciato in un benevolo sorriso di compiacimento. Il calcio non vale la politica e gli ideali di buon governo, questo è vero, ma è pur sempre un risarcimento.

Ed è per tutte queste cose che, da tempo lontano, Firenze e Verona continuano a correre sorelle il medesimo destino, le medesime sofferenze, la medesima gelosia e diffidenza da parte di borghi inferiori che non hanno mai fatto la Storia che conta e che non la faranno mai.



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