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ROMA - VERONA


ROMA - VERONA

GIALLO-BLU E GIALLO-ROSSI

Non fosse che già all'epoca c'erano le foto a colori, a guardare le formazioni della Roma a cavallo fra anni Sessanta e Settanta si rischierebbe di rimanere confusi e di scambiare la squadra romanista per il Verona. Tanti erano difatti gli scambi di giocatori fra le due società all'epoca. Scambi che avvenivano in entrambe le direzioni, dal momento che la Roma, in quegli anni, non era esattamente uno squadrone ma stazionava normalmente a metà classifica.

Senza avere le pretese di nominarli tutti, citiamo qui - in ordine alfabetico - alcuni giocatori che hanno vestito sia la maglia del Verona sia quella della Roma: Batistoni, Berthold, Bet, Dario Bonetti, Borini, Cassetti, Cerci, Cetin, Caniggia, Cucciari, D'Amato, Enzo, Franzot, Leandro Greco, Iorio, Iturbe, Kumbulla, Luciano Marangon, Marquinho, Menichini, Mujesan, Negrisolo, Oddi, Orazi, Petrelli, Carlo Petrini, Sartor, Scaratti, Sella, Sirena, Siviglia, Spinosi, Tommasi, Zecca, Zigoni. Forse non tutti sanno che anche Nico Penzo ha militato nella Roma, con la quale ha esordito in serie A nel campionato 1974-75.

E poi i portieri: una storia che comincia con Masetti e prosegue con Tessari e Bepi Moro, e negli anni si arricchisce di nomi come quelli di Pizzaballa, Ginulfi, De Min, Superchi, Paolo Conti, Cervone, Peruzzi, Gregori.

In tema di allenatori, non si può non citare Nils Liedholm, che si è seduto con successo su entrambe le panchine. Il tecnico svedese vanta una promozione in serie A con il Verona nel 1967-68 e uno scudetto con la Roma nel 1982-83. Molto meno fortunata la parabola di Eusebio Di Francesco che, dopo una discreta carriera da calciatore giallorosso e un'alterna carriera da tecnico, ha forse speso le sue ultime fiches a Verona. Non si è reso indimenticabile nemmeno Giuseppe Giannini, storico capitano della Roma che a Verona è arrivato in una tribolata stagione di serie C prima di essere esonerato a favore di Mandorlini. Cesare Prandelli invece, chiamato dalla Roma nell'estate del 2004, lasciò l'incarico prima di iniziare il campionato.

TRADIZIONE NEGATIVA

A Roma non abbiamo affatto una gran tradizione: su 29 incontri il Verona ha vinto solo una volta, mentre i pareggi sono 7 e le sconfitte ben 21. Ad onor del vero, ci sarebbe pure un'altra vittoria, datata 28 gennaio 1973, ma si giocò sul neutro di Arezzo per la squalifica dell'Olimpico dopo una tumultuosa gara Roma-Inter del 17 dicembre 1972, quando alcuni tifosi della Roma invasero il campo tentando di assalire l'arbitro Michelotti, reo di aver assegnato un rigore all'Inter al minuto 89 di gioco.

In ben 7 occasioni su 29 la difesa veronese ha incassato 3 reti, e sono state altrettante sconfitte. Le sconfitte nelle quali il Verona ha subito più gol sono il 5-2 del 25 marzo 1990 e il 4-3 del 9 marzo 1997; in entrambe le occasioni arrivò la retrocessione a fine campionato.

Come se non bastasse, in 15 gare su 29 il Verona non è riuscito a segnare; 5 di queste partite sono finite in parità 0-0, nelle altre 10 abbiamo perso (5 volte per 1-0, 3 volte per 2-0 e 2 volte per 3-0).

Gli unici 2 pareggi con gol sono stati l'1-1 del 25 gennaio 1970 (gol di Sirena) e l'1-1 del 17 gennaio 2016 (gol su rigore di Pazzini). Il rigore di Pazzini ci ha regalato l'unico punto a Roma nelle ultime 12 trasferte.

Sono solamente 2 i giallo-blu ad essere riusciti nell'impresa di segnare una doppietta all'Olimpico: si tratta di Sandro Vanello e Adrian Mutu. La doppietta del rumeno il 13 gennaio 2002 non evitò la sconfitta del Verona che, pur in vantaggio per 2-0, venne rimontato dai gol di Assuncao, Cassano e Batistuta. Le due reti di Sandro Vanello il 23 marzo del 1969 garantirono invece la prima, e sin qui unica, vittoria del Verona in casa della Roma.

VANELLO FIRMA L'UNICO SUCCESSO A ROMA

ROMA - VERONA

Il 23 marzo 1969 allo stadio Olimpico l'atmosfera non era esattamente di festa. Al fischio iniziale della partita (come peraltro su tutti gli altri campi) si osservava un minuto di raccoglimento in onore del centravanti romanista Giuliano Taccola, scomparso la domenica prima per un malore negli spogliatoi dello stadio Amsicora di Cagliari. Taccola, attaccante toscano classe 1943, aveva trovato a Roma la sua definitiva consacrazione dopo alcuni campionati di gavetta. Nella stagione 1967-68 aveva realizzato 10 gol, e nel campionato 1968-69 aveva messo a segno già 7 reti dopo le prime 12 giornate, uno score di tutto rispetto che lo metteva, insieme a Boninsegna e Anastasi, sul secondo gradino del podio dei cannonieri alle spalle di Gigi Riva.

Proprio in occasione della trasferta della Roma in casa del Cagliari si consuma la tragedia. Taccola, ancora debilitato dopo un intervento alle tonsille qualche settimana prima, non scende in campo perché la sera prima della partita sta male, e assiste al pareggio a reti bianche della Roma dalla tribuna. A fine partita, si reca negli spogliatoi a salutare i compagni e viene colto da un malore. Il centravanti della Roma si spegne a soli 25 anni. Della successiva inchiesta non è il caso di parlarne qui, eviteremo semplicemente l'ipocrisia di menzionare che «il mondo del calcio piange un'altra vittima» a poco più di un anno di distanza dalla morte di Gigi Meroni. I calciatori sono prima di tutto persone, questi sono drammi familiari, e il mondo del calcio, ammesso e non concesso che abbia il diritto di piangere la morte di un atleta che doveva solo scendere in campo a tutti i costi, si deve rispettosamente accodare. Per chi volesse però saperne di più, si trova in rete un'intervista alla moglie di Giuliano Taccola sul sito Storie di Calcio.

Il calcio, come sempre, va avanti. Mercoledì 19 marzo 1969 la Roma è di scena a Brescia per il turno di Coppa Italia. La squadra giallorossa, ancora visibilmente scossa, viene sconfitta dai lombardi (militanti in serie B) per 1-0. Il mister giallorosso Herrera racconta che i suoi giocatori non hanno praticamente dormito dopo la tragedia di Cagliari, e spera di recuperare le energie per poter onorare al meglio Taccola nella sfida con il Verona.

Il 23 marzo, all'Olimpico, la maglia numero 9 che fu di Taccola è sulle spalle del diciassettenne Landini che, nonostante la buona volontà, si imbatte in un ottimo Batistoni. Il Verona scende a Roma con una formazione piuttosto tecnica: Maddè fa il libero, e la maglia numero 7 è sulle spalle di Vanello che costruisce gioco con Mazzanti, Mascetti e Bonatti. è un Verona per certi versi simile a quello di Tudor: ha difatti il secondo attacco del campionato, con 32 reti, secondo solo a quello dell'Inter. La difesa, invece, lascia a desiderare: con 34 reti subite, come il Pisa e il Varese, il Verona è la squadra che ha incassato più gol. Segno di un approccio piuttosto offensivo da parte di Cadè, che ha scelto di giocarsi le sue carte sfruttando un centrocampo di buona tecnica e la vena realizzativa di Bui e Traspedini, intoccabili nella formazione titolare anche al cospetto degli squadroni.

Già dopo 11 minuti, sull'asse Bui-Mascetti, i giallo-blu costruiscono il vantaggio: è Vanello a lasciare sul posto il diretto avversario Salvori e a battere Ginulfi in uscita. Al 23' si infortuna Salvori che lascia il posto a Ferrari, un altro futuro giallo-blu, che rimette un pò in ordine il centrocampo romanista.

La Roma ha la grande occasione per raddrizzare l'incontro ad inizio ripresa, su calcio di rigore accordato dall'arbitro Picasso di Chiavari (arbitro che nella stagione precedente era stato colpito da una bottiglietta al Bentegodi nel corso di Verona-Bari). Sul dischetto lo spagnolo Peirò si fa parare il tiro da Giovanni De Min, il portiere veronese che un ingeneroso Giorgio Tosatti, in cronaca, definisce «mediocre», ma che invece mette la sua firma decisiva sulla partita.

ROMA - VERONA

Il Verona trova al 28' della ripresa il gol che può chiudere l'incontro, ancora ad opera di Vanello che sfrutta un'incertezza di Ginulfi. La Roma reagisce con orgoglio e trova il gol con Peirò al 32' con un colpo di testa su cross di Capello. Gli attacchi generosi ma confusi degli uomini di Herrera nel finale non sortiscono effetto e il Verona raccoglie così il primo successo esterno in campionato.

Vanello, dopo la doppietta che ha regalato una vittoria storica al Verona (ma forse non era in grado di apprezzarlo, chi poteva pensare che quella vittoria sarebbe rimasta un evento irripetibile per almeno più di mezzo secolo?), è raggiante ma pensa già ad un futuro lontano dalle rive dell'Adige. Nell'intervista che rilascia a Clelio Colabona sul Corriere dello Sport, Vanello dichiara: «Ho chiesto ad Herrera di portarmi alla Roma! Sapete: don Helenio è stato mio allenatore all'Inter, ed è per questo che oggi sono andato a trovarlo negli spogliatoi». Il futuro di Vanello invece sarà di nuovo a Milano all'Inter, dove nella stagione 1969-70 però troverà spazio solo in 8 gare, di cui 4 da titolare. La stagione successiva finirà al Palermo con cui disputerà ben 5 stagioni, 4 di B e una di A.

Sandro Vanello rimarrà comunque nella storia giallo-blu per essere stato il primo calciatore a segnare un gol da subentrante dalla panchina (Napoli-Verona 1-1, 29 settembre 1968), e per la doppietta dell'Olimpico che, ancora dopo quasi 53 anni, significa l'unica vittoria del Verona sul campo giallorosso.

Paolo

La foto della Roma 1972-73 da asromaultras.org

La foto di Giuliano Taccola da asrtalenti.altervista.org

La foto del rigore di Peiro' parato da De Min da almanaccogiallorosso.it, estratta dal Corriere dello Sport del 24 marzo 1969



Hellastory, 18/02/2022
Serie A 1968/69 | 23a giornata | 23/3/1969
AS ROMA
AS ROMA
1
  AC VERONA HELLAS
AC VERONA HELLAS
2
Al 55' G.De Min para un calcio di rigore a Peirò
76' Peirò marcatori 7' e 71' S.Vanello
A.Ginulfi, F.Scaratti, A.Bet, Salvori (23' S.Ferrari), Carpenetti, Santarini, V.D'Amato, A.Orazi, Landini, Capello, Peirò.   G.De Min; A.Batistoni, R.Ranghino, C.Ripari; S.Maddè, E.Mascetti; I.Bonatti, G.Bui, R.Mazzanti, V.Traspedini (46' G.Sega), S.Vanello
Herrera ALL G.Cadè
V.D'Amato ammoniti -

Arbitro
A.Picasso (Chiavari - GE)


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CIOFFI ALLA RICERCA DEL VERONA PERDUTO


Ho l'impressione che, dopo la confusione generata dal mercato, si continui crearne di nuova anche nelle soluzioni tattiche partita dopo partita. Laddove Tudor aveva trovato la fortuna del Verona dando continuità al lavoro di Juric migliorandolo gradatamente con il suo stile personale, Cioffi invece, ha stravolto priorità e leadership cancellando di fatto ogni tipo di continuità. Quando in conferenza stampa parla dei singoli, traspare evidente il suo concetto di base secondo cui «tutti sono in discussione, nessuno è sicuro di giocare». Questo probabilmente dipende dal fatto che lui ritiene efficaci alcune teorie aziendali (peraltro, recentemente messe in discussione dalle prove dei fatti) che mettono in competizione tutti i collaboratori ponendoli gli uni contro gli altri al fine di migliorare la produttività. Giovani contro vecchi, arroganza contro esperienza. Ma così facendo, il mister ha di fatto eliminato tutti i riferimenti degli ultimi anni. Ogni partita scende in campo una formazione diversa e i 5 cambi a disposizione, anziché consolidare, sperano di ribaltare quello che non sono riusciti ad esprimere in campo i titolari. O sbaglia la formazione iniziale, o non trasmette la giusta concentrazione, fatto sta che il Verona sbaglia quasi sempre l'approccio (salvo forse solo il primo tempo con la Lazio). Quello che emerge è infatti un Hellas continuo cantiere aperto dove la paura di sbagliare (e quindi di perdere l'opportunità a disposizione) condiziona ogni singolo giocatore che non riesce poi ad esprimersi al meglio per due partite di seguito. E' una squadra che non costruisce gioco, che fatica a difendersi, che non ha un'identità. Gunter, Ilic, Tameze, lo stesso Lazovic costretto a cambiare più ruoli, non sono più gli stessi. D'altra parte, in questa confusione generale, purtroppo continuano a trovare spazio i modesti Lasagna, Depaoli, Dawidowicz e Djuric di cui non comprendo il valore.

[continua]
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