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VERONA - PARMA

“GOLLONZO” DI RENICA

VERONA - PARMA

Le sfide con il Parma in serie A sono relativamente giovani: la prima stagione in cui le due squadre gialloblù si sono affrontate è difatti il 1991-92. All'andata a Parma finì 1-1 con il rigore di Prytz e l'autorete di Icardi. Al ritorno, al Bentegodi, la partita decretò la fortuna di Mai Dire Gol, la trasmissione della Gialappa's Band. Il gol piuttosto fortuito di Alessandro Renica, dopo una girandola di rimpalli davanti alla porta di Taffarel, fu difatti definito implacabilmente come il “gollonzo” dell'anno. Era il 29 marzo 1992, partita di esordio della coppia Nils Liedholm – Mario Corso sulla panchina veronese dopo l'esonero di Eugenio Fascetti. Un inizio beneagurante, a cui non fu dato seguito alcuno. Il Verona chiuse difatti quella giornata, la 26ma, ad un solo punto dal quintultimo posto occupato dal Cagliari di Mazzone. Nelle restanti 8 partite, il poco invidiabile score di 6 sconfitte e 2 pareggi precipitò i gialloblù in serie B.

RIMONTA PAZZESCA

VERONA - PARMA

Un'altra partita che viene subito alla memoria non appena si nomina il Parma è la sfida del Bentegodi del 20 febbraio 2000, con Cesare Prandelli sulla panchina veronese, e Alberto Malesani su quella dei ducali. Verona subito in vantaggio con Brocchi, raggiunto, superato e distanziato dalle reti di Stanic, Fuser e Crespo. Nella ripresa Domenico Morfeo e Leonardo Colucci riportano il Verona in parità e il Parma rimane in dieci per l'espulsione di Dino Baggio. A dieci minuti dalla fine, la frittata la combinano Lassisi e Thuram. Il primo, pressato da Marasco vicino alla bandierina del corner, pensa bene di alleggerire su Thuram posizionato ad un metro dalla porta di Buffon. Il secondo fallisce lo stop da scuola calcio e lascia scorrere il pallone su cui arriva Martino Melis ad appoggiare in rete alle spalle di Buffon.

Una rimonta di portata eccezionale, visto il valore di quel Parma (ancora oggi in Emilia si chiedono come abbia fatto Malesani ad arrivare solo quinto con tanto potenziale in campo), e considerata la posizione deficitaria del Verona in classifica. Invece, con un finale in crescendo, e uno straordinario Domenico Morfeo in più, Prandelli riuscì a centrare in anticipo la salvezza, con tanto di ciliegina “fatal Verona” ai danni della Juventus di Carlo Ancelotti.

TENTATO ILLECITO

Se recenti sono le sfide in serie A con i parmensi, molta più storia c'è nel campionato di serie B. Vale la pena raccontare cosa successe nella stagione 1974-75, in occasione della trasferta di Parma del 20 aprile 1975. Garonzi, già scoraggiato da un girone di ritorno non all'altezza delle aspettative, aveva sostituito Cadè con l'esordiente Luigi Mascalaito. Alla giornata 29 il Verona, secondo in classifica dietro al Perugia, va a Parma con un occhio puntato sulle inseguitrici: Palermo, Como e Catanzaro si sono avvicinate inesorabilmente. Decide un gol di Sergio Vriz a 10 minuti dalla fine, ma il bello deve ancora venire.

VERONA - PARMA

Il 6 maggio 1975 i quotidiani nazionali fanno sapere che la Commissione d'inchiesta della FIGC sta procedendo in merito al “tentato illecito sportivo” durante la gara Parma – Verona. Il tutto è partito da una segnalazione del Verona. Il presidente parmense Musini si dichiara “allibito e rattristato” affermando che il Parma è estraneo ai fatti, ma nel frattempo si viene a sapere che l'esposto del Verona, ad opera dell'Avvocato Italo Gini, è datato 19 aprile, prima della gara, e che pertanto negli spogliatoi di Parma era presente Carlo Porceddu dell'ufficio inchieste.

I dirigenti del Verona vengono pressati dalla stampa, e il segretario Giancarlo Fiumi tiene a precisare che la dirigenza del Verona è convinta che non ci sia stato nessun illecito, ma che l'esposto era stato presentato come atto dovuto perché “quando si è stati scottati una volta come siamo stati scottati noi la scorsa estate è logico che si abbia paura anche dell'acqua calda (sic)” . Nonostante il paragone dovesse essere l'acqua fredda, il riferimento alla retrocessione a tavolino per il caso Garonzi – Clerici è piuttosto chiaro.

Cosa denunciò il Verona? A quanto pare, Silvio Smersy, ex giocatore del Parma nonché figlio dell’ex portiere veronese Bonifacio Smerzù (poi cambiato in Smerzi, insomma in famiglia adattare il cognome era un vizio), era solito frequentare un bar veronese dove si recavano Garonzi e Tavellin, e aveva cominciato a spargere la voce che un pareggio sarebbe stato risultato gradito per tutti. I dirigenti del Verona non ci pensano due volte e riferiscono all’ufficio inchieste, ancora presieduto da quel De Biase che aveva retrocesso i gialloblu solo pochi mesi prima.

Il giorno della gara, durante l’uscita dagli spogliatoi, Mascalaito provoca l’allenatore parmense Giorgio Sereni, su chiara imbeccata di Porceddu che lo segue a vista. Sereni si sbilancia “Allora siamo d’accordo sul pareggio” , ignaro dell’identità di Porceddu. Sereni, una volta di fronte alla commissione d’inchiesta smentirà tutto, ma verrà ovviamente accusato di reticenza e falso in quanto le sue parole il giorno della partita erano già state messe a verbale da Porceddu. A poco varrà per la dirigenza del Parma allontanare l'allenatore (sostituito da Renato Gei) e prendere le distanze dal tentato accordo per il pareggio. Il Parma verrà condannato per responsabilità oggettiva con una penalizzazione di 3 punti. Poco cambiò, perché anche con i tre punti in più il Parma sarebbe retrocesso ugualmente in serie C, tant’è che i ducali non fecero nemmeno ricorso. Smersy invece venne radiato.

* * *

Quella di stasera sarà la 61ma partita fra Verona e Parma. Finora il Verona ne ha vinte 30 su 60, una lusinghiera percentuale. E, nonostante quanto si possa pensare, anche nelle sfide in serie A il Verona è in vantaggio, avendo vinto 7 gare su 15, contro le 5 vittorie emiliane. Speriamo di tenere fede alla tradizione positiva.

Paolo



Hellastory, 01/07/2020
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SETTI ACCOMPAGNA IN B IL VERONA


Dopo la decima, gravissima sconfitta consecutiva, il Verona è quasi condannato. E pensare che lo Spezia, per condizione e posizione di classifica, avrebbe potuto essere l'avversario più adatto per chiudere decentemente l'anno solare ed accendere speranze di salvezza. Invece no, ci sono stati superiori non solo nel risultato ma anche nel gioco e in intensità. Il Verona sta pagando le sciagurate scelte societarie, come ha ammesso Marroccu dopo Monza. Setti invece, che vive evidentemente in un altro pianeta, non si rende conto di quello che ha combinato e nemmeno perché, chiunque a Verona raggiunge un certo livello qualitativo, poi chiede di andare via. Non si rende conto che è lui l'artefice di questa condizione di precarietà che non consente di trovare in questa società la propria dimensione sportiva. E per questo, ogni anno batte cassa frettolosamente al valore acquisito, vivendo di nuove scommesse e di improvvisazione. In effetti, a voler essere precisi, non è ancora stato chiarito se tutto ciò dipenda da costanti bisogni personali, oppure dalla sua supponenza (sono il Presidente che ha disputato più stagioni in serie A, conosco il calcio meglio di tutti voi ...). Fatto sta che questa volta Longo, D'Amico e Tudor hanno capito in fretta quello che sarebbe successo di lì a qualche mese e, vista l'impossibilità di proteggere un giocattolo troppo prezioso per le sue mani grezze, si sono defilati con lungimiranza. Come se uno, vincendo casualmente alla lotteria, finisce per sprecare tutto e si riduce a chiedere l'elemosina sotto i ponti. Povero e abbandonato. Forse perché erano proprio loro la componente saggia e competente della società, quella che ha permesso di rivalutare fino a quel punto il Verona. Loro, e non certo Setti che ha solo avuto la fortuna di averli per sè. Comunque, tutti i nodi sono venuti rapidamente al pettine: ceduti male Barak, Simeone, Caprari e Casale, rimpiazzati solo numericamente con giocatori scadenti (alcuni persino pagati cari), preso Marroccu come suo braccio destro (velocissimo a squalificarsi nel giro di poche settimane) e infine scelto Cioffi per l'ennesima scommessa assurda anche se l'ambiente, svilito e senza indirizzo, stava cercando invece disperatamente continuità, esperienza e buon senso. Cosa è rimasto di quel Verona che tanto ci ha divertito e sentiti rispettati? Niente. Per non parlare della soluzione frettolosa e senza alcuna logica di affidare la squadra a Bocchetti, che non ha niente a che vedere con quella adottata dal Monza con Palladino. Infatti, il povero cristo è stato assunto a uomo simbolo della società dopo essere stato prima dirottato in Primavera e poi, come un profeta, beneficiario di addirittura 5 anni di contratto. Lui che non ha neppure il patentino da allenatore. Ora cosa ci aspetta? un lento ed umiliante cammino verso l'inferno o abbiamo ancora qualche briciolo di speranza di salvezza?

[continua]
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