VERONA - PRO VERCELLI - Hellas Verona: Accadde Oggi su HELLASTORY.net
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HELLAS VERONA / Accadde Oggi

VERONA - PRO VERCELLI

Sgrigna firma una sfida attesa 71 anni

Quella di sabato sarà la sfida n. 29 con la Pro Vercelli. Delle precedenti 28 sfide, ben 26 furono giocate prima della Seconda Guerra Mondiale, fra la stagione 1912-13 e la 1940-41: quando Verona e Pro Vercelli si ritrovarono nel campionato di serie B 2012-13, erano difatti trascorsi ben 71 anni dall'ultimo confronto in gare ufficiali!

Hellas Verona - Pro Vercelli, alla 19ma del girone di ritorno, si giocò venerdì 3 maggio 2013, nell'anticipo serale. La Pro Vercelli si presenta al Bentegodi al cospetto di un Verona bisognoso di punti per la promozione in serie A. Qualche giorno prima la squadra di Mandorlini ha sbancato 5-0 il Del Duca di Ascoli e la giornata sembra propizia per i colori gialloblu. Una vittoria nell'anticipo metterebbe ulteriore pressione al Livorno, atteso da un'impegnativa trasferta a Terni. La classifica nelle zone alte recita così: Sassuolo 80, Livorno 76, Verona 75. Nei piani bassi della classifica, la Pro Vercelli ha 32 punti ed è staccata di 10 punti dalla Reggina quintultima e di 8 dall'Ascoli quartultimo. Con sole 3 giornate alla fine del campionato, i piemontesi sono praticamente spacciati, a meno di un miracolo.

VERONA - PRO VERCELLI

La gara si dimostra complicata, molto più di quanto farebbero supporre i 43 punti di distacco in classifica. Tutti aspettano l'acuto di Cacia, reduce da due doppiette rifilate al Brescia e all'Ascoli in pochi giorni, e invece diventa il giorno di Alessandro Sgrigna. L'attaccante arrivato dal Torino a gennaio offre, al 34' del primo tempo, un assist al bacio per l'inserimento da dietro di Cacciatore che segna la rete del vantaggio a pochi passi da Valentini. Nella ripresa Sgrigna calcia sulla barriera una punizione che Juanito riprende e ribadisce in gol per il 2-0, e infine segna la rete del 3-0 su assist di Martinho. Iemmello salva l'onore degli ospiti chiudendo la gara sul punteggio di 3-1; la sconfitta di Verona segna così il ritorno della Pro Vercelli nuovamente in terza serie, dopo solo un anno di cadetteria.

Per il Verona invece il successo sarà preziosissimo perché gli permetterà di scavalcare in classifica il Livorno, bloccato sull'1-1 dalla Ternana, e di insediarsi al secondo posto che, mantenuto fino all'ultima giornata, gli varrà il ritorno in serie A dopo 11 lunghissimi anni.

La Coppa Mutilati e Invalidi di Verona

VERONA - PRO VERCELLI

Il campionato di Divisione Nazionale Girone B del 1927-28, in cui era inserito il Verona, comprendeva solamente 11 formazioni, per cui già al 4 marzo (1928) si disputò l'ultima giornata, nella quale l'Hellas pareggiò 2-2 al campo di Borgo Venezia con il Modena. Per il Verona si chiuse così un deludente campionato, con l'ultimo posto in graduatoria, e 9 soli punti totalizzati. Per la squadra gialloblu, sulla cui panchina si erano alternati in quella stagione Aldo Fagiuoli e Janos Bekey, l'occasione per un riscatto arrivò dal torneo organizzato dall'Associazione veronese Mutilati ed Invalidi, che si svolse a metà marzo. Si tratta di un torneo non riconosciuto ufficialmente, e come tale non "censito" nell'almanacco Hellastory. Dopo aver battuto il Venezia nella gara eliminatoria, il Verona fu posto di fronte, nella finale della competizione, alla Pro Vercelli. Va ricordato che la squadra piemontese, in quegli anni, era un vero e proprio spauracchio: poteva difatti vantare già 7 scudetti, conquistati fra il 1907-08 e il 1921-22. La gara di finale fu disputata domenica 18 marzo 1928 allo Stadium di Piazza Cittadella, per “comodità del pubblico”, visto anche il carattere benefico dell'incontro. L'Arena presentava la gara con prosa tipica degli Anni Venti:
“La Pro Vercelli è la squadra più volitiva e tenace della penisola: e poiché nel suo blasone di antica e recente nobiltà sportiva ambirebbe il segno tangibile di conquista della preziosa challenge dell'Associazione Mutilati e Invalidi di Verona, prezioso trofeo per l'ingente valore intrinseco ed artistico, altrechè di grande pregio morale, è indubitato che domenica cercherà di mostrare la zampa leonina, che sommuove ogni pronostico e conosce le prede regali”.

Il Verona va vicino all'impresa, passando in vantaggio al 36' con un gol di Bonesini, che difende ostinatamente sino a 4 minuti dal termine quando, sugli sviluppi di un calcio d'angolo, l'attaccante piemontese Mario Gardini infila il gol dell'1-1. Si va quindi ai supplementari, dove è ancora Gardini a battere il portiere gialloblu Bonifacio Smerzù e a regalare alla Pro Vercelli il “prezioso trofeo”, che la formazione in maglia bianca si aggiudica in via definitiva, in virtù del regolamento che prevedeva di assegnarlo a chi lo avesse vinto per due volte. La Pro Vercelli si era già imposta nel 1925, dopo aver eliminato il Verona e battuto la Cremonese in finale.


Divisione Nazionale girone B – campionato 1928-29.

VERONA - PRO VERCELLI

Il Verona si prenderà la rivincita sui “leoni” vercellesi soltanto qualche mese dopo, alla seconda giornata del Campionato Nazionale 1928-29, iniziato dai gialloblu con una sonante sconfitta 3-0 a Napoli. Il Verona, il 7 ottobre 1928, sovverte il pronostico che dà favorita la Pro Vercelli, vincendo per 2-1 grazie alle reti di Porta al 13' e di Cipriani al 19'. Per i piemontesi segna Lepora al 34'. Il giornale sportivo Il Littoriale, nella cronaca della gara, si lasciò andare a commenti molto lusinghieri nei confronti di Porta e compagni che, nonostante l'inferiorità tecnica, avevano sopperito con una
“indiscussa superiore anima, un impegno, una passione, che sopravanzavano di molti cubiti quelle degli ospiti.”
Un risultato e una prestazione che facevano ben sperare per un campionato di alto livello della formazione “blu – gialla”, che si era rinnovata con l'innesto di parecchi giovani. Clamorose invece le débâcle collezionate nel corso di quel campionato, che rimangono tuttora fra le peggiori della storia del Verona: alla quarta giornata la sconfitta 11-0 a Genova contro il Genoa 1893 degli ex Levratto e Chiecchi III (quest'ultimo impietoso autore di 5 reti), e fra la terza e la quinta di ritorno un tremendo filotto con la sconfitta a Torino 4-0 contro la Juventus, un'altra goleada – questa volta a domicilio – del Genoa 1893 (0-5) e infine il 9-0 subito dall'Ambrosiana. Un totale di 18 gol subiti e 0 segnati in 3 gare: numeri che, per fortuna, la società gialloblu non ha più conosciuto nella sua storia!

* * *

Infine, per chiudere con la statistica, la Pro Vercelli è la formazione che in assoluto abbiamo impiegato di più per battere la prima volta*. La prima vittoria del Verona arrivò solo al decimo tentativo: il 10 febbraio 1924, Verona – Pro Vercelli finì 1-0 grazie al gol partita di Egidio Chiecchi (II). Nelle precedenti 9 gare, i piemontesi avevano vinto ben 8 volte, con un solo pari 0-0 a gennaio del 1923. Oggi questi numeri non fanno più paura, ma sarebbe un errore sottovalutare una Pro Vercelli in salute, reduce da due vittorie consecutive in casa contro Ternana e Novara.

Paolo

* in realtà, sul campo, abbiamo battuto il Genoa solo al 20° tentativo, dopo 39 anni di sterili tentativi, ma ufficialmente il Verona vinse la prima sfida assoluta a tavolino.

La foto di Sgrigna contro la Pro Vercelli è tratta da Gazzetta.it; la foto del "leone vercellese" è tratta dalla campagna abbonamenti 2013-14 della Pro Vercelli; la terza foto ritrae l'attaccante gialloblu Giovanni Cipriani.



Hellastory, 21/10/2016
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SETTI ACCOMPAGNA IN B IL VERONA


Dopo la decima, gravissima sconfitta consecutiva, il Verona è quasi condannato. E pensare che lo Spezia, per condizione e posizione di classifica, avrebbe potuto essere l'avversario più adatto per chiudere decentemente l'anno solare ed accendere speranze di salvezza. Invece no, ci sono stati superiori non solo nel risultato ma anche nel gioco e in intensità. Il Verona sta pagando le sciagurate scelte societarie, come ha ammesso Marroccu dopo Monza. Setti invece, che vive evidentemente in un altro pianeta, non si rende conto di quello che ha combinato e nemmeno perché, chiunque a Verona raggiunge un certo livello qualitativo, poi chiede di andare via. Non si rende conto che è lui l'artefice di questa condizione di precarietà che non consente di trovare in questa società la propria dimensione sportiva. E per questo, ogni anno batte cassa frettolosamente al valore acquisito, vivendo di nuove scommesse e di improvvisazione. In effetti, a voler essere precisi, non è ancora stato chiarito se tutto ciò dipenda da costanti bisogni personali, oppure dalla sua supponenza (sono il Presidente che ha disputato più stagioni in serie A, conosco il calcio meglio di tutti voi ...). Fatto sta che questa volta Longo, D'Amico e Tudor hanno capito in fretta quello che sarebbe successo di lì a qualche mese e, vista l'impossibilità di proteggere un giocattolo troppo prezioso per le sue mani grezze, si sono defilati con lungimiranza. Come se uno, vincendo casualmente alla lotteria, finisce per sprecare tutto e si riduce a chiedere l'elemosina sotto i ponti. Povero e abbandonato. Forse perché erano proprio loro la componente saggia e competente della società, quella che ha permesso di rivalutare fino a quel punto il Verona. Loro, e non certo Setti che ha solo avuto la fortuna di averli per sè. Comunque, tutti i nodi sono venuti rapidamente al pettine: ceduti male Barak, Simeone, Caprari e Casale, rimpiazzati solo numericamente con giocatori scadenti (alcuni persino pagati cari), preso Marroccu come suo braccio destro (velocissimo a squalificarsi nel giro di poche settimane) e infine scelto Cioffi per l'ennesima scommessa assurda anche se l'ambiente, svilito e senza indirizzo, stava cercando invece disperatamente continuità, esperienza e buon senso. Cosa è rimasto di quel Verona che tanto ci ha divertito e sentiti rispettati? Niente. Per non parlare della soluzione frettolosa e senza alcuna logica di affidare la squadra a Bocchetti, che non ha niente a che vedere con quella adottata dal Monza con Palladino. Infatti, il povero cristo è stato assunto a uomo simbolo della società dopo essere stato prima dirottato in Primavera e poi, come un profeta, beneficiario di addirittura 5 anni di contratto. Lui che non ha neppure il patentino da allenatore. Ora cosa ci aspetta? un lento ed umiliante cammino verso l'inferno o abbiamo ancora qualche briciolo di speranza di salvezza?

[continua]
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