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PARTITA SPESSO RICCA DI GOL

A parte il 3-3 dello scorso campionato, la sfida capitolina contro la Lazio ha spesso riservato goleade e, com'è naturale che sia, in queste occasioni abbiamo avuto in genere la peggio noi. Nelle trasferte con la Lazio abbiamo una media gol subiti di 2,200, frutto in particolare di un filotto negativo di 7 partite consecutive – a partire dalla gestione Cagni per finire con quella di Del Neri – nelle quali abbiamo subito ben 28 reti, ovvero una media di ben 4 gol a partita! In tutta la serie A, finora abbiamo fatto peggio solo a Torino con la Juventus, dove subiamo mediamente 2,226 gol a partita. Appena sotto, le trasferte a Napoli, dove prendiamo di media 2,185 gol a partita.

Ci voleva Juric per porre fine a queste grandinate di gol: sotto la sua gestione, il Verona ha subito all'Olimpico solo 1 gol in 2 gare dalla Lazio, peraltro tornando a vincere dopo un'attesa durata 36 anni, ovvero dall'anno dello scudetto. Il 12 dicembre 2020 il Verona targato Juric si impose a Roma per 2-1 grazie ad un'autorete di Lazzari su tiro al volo di Di Marco, e al gol di Adrien Tameze. Era la partita in cui si ricordava Paolo Rossi, scomparso qualche giorno prima.

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Dieci mesi prima, il 5 febbraio 2020, nel corso del campionato 2019-20, la «banda Juric» aveva impattato all'Olimpico per 0-0. Il solo precedente a reti bianche risaliva esattamente a 30 anni e 1 giorno prima, per la precisione al 4 febbraio 1990 quando si giocò al Flaminio per i lavori di ristrutturazione dell'Olimpico in vista dei Mondiali. Sulla panchina gialloblu sedeva, ovviamente, Osvaldo Bagnoli.

La media reti fatte in trasferta con la Lazio è invece 1,160 (29 gol in 25 incontri) che, limitando l'indagine alle squadre di serie A con cui abbiamo giocato un numero di incontri significativi, è la seconda miglior prestazione esterna del Verona dopo quella di Udine (media 1,167 con 21 gol su 18 incontri). La partita più ricca di gol, ma poco generosa con il Verona, è la vittoria laziale per 5-4 del 21 aprile 2002, quando non bastarono le reti di Frick, Colucci, Cossato e Adailton ad assicurarci un punto.

LA PRIMA ALL'OLIMPICO, PROVE TECNICHE DI RETROCESSIONE

La prima volta in assoluto in serie A all'Olimpico di Roma contro la Lazio fu il 25 maggio 1958, all'ultima giornata dell'incredibile campionato 1957-58. All'andata, al vecchio Bentegodi, il Verona si era imposto con un gol di Enrico Larini su rigore, e aveva chiuso il girone con 18 punti, al sesto posto al pari del Vicenza. Sedici partite dopo, il Verona era rimasto pressoché al palo, raccogliendo la miseria di 6 punti, di cui 2 alla penultima giornata, nella partita della disperazione contro il Torino: 2-0 con reti di Del Vecchio e Meggiorini.

A 90 minuti dal termine del campionato, la classifica dei bassifondi recitava così: Genoa, Sampdoria, Atalanta, Lazio e SPAL 28 punti; Verona 26 punti. In B va direttamente solo l'ultima, mentre la penultima deve spareggiare con il Bari, arrivato secondo in serie B. Insomma, anche se il Verona sembra già spacciato, ha la possibilità di agguantare almeno uno spareggio con le proprie mani: in caso di vittoria all'Olimpico difatti raggiungerebbe la Lazio a quota 28, indipendentemente dai risultati delle altre contendenti.

In sede di analisi dell'ultima giornata di campionato, il Corriere dello Sport intervista il direttore tecnico della Roma, Antonio Busini, che definisce la gara dell'Olimpico la «chiave della salvezza». «Se la Lazio dovesse continuare nella sua corsa del... gambero e dovesse non vincere sul Verona, le complicazioni potrebbero essere molte. Se il Verona, poi, dovesse cogliere l'intera posta potremmo anche assistere ad un «pre-spareggio», più o meno affollato.» La Lazio, dopo la vittoria per 2-1 nel derby della 25sima giornata, nelle successive otto gare ha raccolto solo 3 pareggi e 5 sconfitte. Nel mese di aprile ha perso in casa 4-1 con la Juventus e perso a San Siro con il Milan per 6-1. Insomma, se il Verona è alla frutta, la Lazio forse è al dessert. Si scontrano le due squadre più alla deriva del campionato. Come se non bastasse, la vigilia del Verona non è nemmeno delle più serene: con mossa di un tempismo ineccepibile, la dirigenza gialloblu chiude il passaggio di Del Vecchio al Napoli (per 70 milioni) il venerdì prima della gara. Come dire, stiamo allestendo la formazione per la serie B.

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In campo bastano 6 minuti per capire che aria tira, e a dare la mazzata definitiva alle speranze del Verona è l'ex Ugo Pozzan che, lanciato in profondità da Burini, chiama Ghizzardi all'uscita e lo infila di precisione per l'1-0. Da lì in poi non c'è più partita, e la Lazio affonda i colpi con Selmosson, Tozzi e Carradori. I padroni di casa si permettono anche il lusso di fallire un rigore sul 4-0: Ghizzardi neutralizza il tiro dal dischetto dell'incerto Burini. Il quotidiano veronese Il Nuovo Adige titola «Un Verona troppo debole condannato dalla Lazio» , ma lascia aperta la speranza di poter ancora giocare lo spareggio, dato che c'è in ballo il famoso «caso Azzini» che, a luglio inoltrato, porterà alla retrocessione dell'Atalanta, rimandando così la retrocessione del derelitto Verona allo spareggio con il Bari.

TAVELLIN CERCA CASA A ROMA

Non solo Ugo Pozzan: la storia degli ex gialloblu che hanno vestito la maglia della Lazio è fatta anche da un altro pezzo di storia veronese, ovvero Guido Tavellin. Entrambi non passarono direttamente dal Verona alla Lazio: Pozzan si trasferì prima nel Bologna di Gipo Viani, mentre Tavellin transitò da Bari prima di arrivare alla capitale. Con i galletti pugliesi, Guido Tavellin passò alla storia per aver segnato il gol che decretò, il 21 settembre 1947, il successo del Bari sul Grande Torino, alla seconda giornata di campionato. L'anno successivo, il Bari cede tre dei migliori giocatori alle romane: Maestrelli e Tontodonati alla Roma, Tavellin alla Lazio.

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Ecco il racconto del Corriere dello Sport del 16 settembre 1948: «Tavellin, giunto nelle prime ore a Roma, ha partecipato ad una seduta atletica, svoltasi ieri allo stadio, in cui è apparso in discrete condizioni d'allenamento, per cui è quasi certo che oggi giocherà nella partitella di metà settimana. Nello stesso tempo, si è messo alla ricerca di un appartamentino di un paio di stanze per sistemarsi adeguatamente (anzi se qualche lettore...).» Astenersi perditempo e romanisti, si suppone.

Qualche anno prima, nella stagione 1940-41, era stato il portiere Uber Gradella a trasferirsi (in questo caso direttamente) dal Verona alla Lazio. Ne abbiamo raccontato la storia lo scorso anno in occasione del centenario dalla nascita. Un portiere che invece ha fatto il tragitto inverso, dalla Lazio al Verona, passando per la Sampdoria, è stato il compianto Claudio Garella. Scartato come un bidone dalla società laziale, dove venne coniato il termine «garellate» per definire alcuni dei suoi errori, Garella trovò consacrazione e rivincita a Verona, dove divenne uno dei protagonisti assoluti dello scudetto 1984-85.

La lista degli «ex» che hanno giocato in entrambe le squadre è piuttosto lunga: fra gli altri, in ordine sparso, Leandro Remondini, Andrea Icardi, Romulo, Ernesto Calisti, Flavio Cecconi, Roberto Bacci, Arcadio Spinozzi, «Nanu» Galderisi, Angelo Peruzzi, Silvano Martina, Roberto Soldà, Nelson Gutierrez, Massimo Oddo, Emilio Carton, Sergio Petrelli, Giambattista Moschino, Pedro Troglio, Antonio Elia Acerbis, e Vito D'Amato che, con il classico gol dell'ex, decretò il primo successo del Verona in serie A in casa della Lazio, il 14 dicembre 1969.

Domenica, con la casacca della Lazio, ritroveremo tre ex: Mattia Zaccagni (l'unico attualmente fra i titolari), Matteo Cancellieri e Nicolò Casale. L'augurio è che trovino tutti fortuna con la maglia biancazzurra, ma solo dopo la partita col Verona.

Paolo

La foto del minuto di raccoglimento in onore di Paolo Rossi prima di Lazio-Verona del 12 dicembre 2020 è tratta da Thejakartapost.com



Hellastory, 09/09/2022
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CIOFFI ALLA RICERCA DEL VERONA PERDUTO


Ho l'impressione che, dopo la confusione generata dal mercato, si continui crearne di nuova anche nelle soluzioni tattiche partita dopo partita. Laddove Tudor aveva trovato la fortuna del Verona dando continuità al lavoro di Juric migliorandolo gradatamente con il suo stile personale, Cioffi invece, ha stravolto priorità e leadership cancellando di fatto ogni tipo di continuità. Quando in conferenza stampa parla dei singoli, traspare evidente il suo concetto di base secondo cui «tutti sono in discussione, nessuno è sicuro di giocare». Questo probabilmente dipende dal fatto che lui ritiene efficaci alcune teorie aziendali (peraltro, recentemente messe in discussione dalle prove dei fatti) che mettono in competizione tutti i collaboratori ponendoli gli uni contro gli altri al fine di migliorare la produttività. Giovani contro vecchi, arroganza contro esperienza. Ma così facendo, il mister ha di fatto eliminato tutti i riferimenti degli ultimi anni. Ogni partita scende in campo una formazione diversa e i 5 cambi a disposizione, anziché consolidare, sperano di ribaltare quello che non sono riusciti ad esprimere in campo i titolari. O sbaglia la formazione iniziale, o non trasmette la giusta concentrazione, fatto sta che il Verona sbaglia quasi sempre l'approccio (salvo forse solo il primo tempo con la Lazio). Quello che emerge è infatti un Hellas continuo cantiere aperto dove la paura di sbagliare (e quindi di perdere l'opportunità a disposizione) condiziona ogni singolo giocatore che non riesce poi ad esprimersi al meglio per due partite di seguito. E' una squadra che non costruisce gioco, che fatica a difendersi, che non ha un'identità. Gunter, Ilic, Tameze, lo stesso Lazovic costretto a cambiare più ruoli, non sono più gli stessi. D'altra parte, in questa confusione generale, purtroppo continuano a trovare spazio i modesti Lasagna, Depaoli, Dawidowicz e Djuric di cui non comprendo il valore.

[continua]
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