UDINESE - VERONA - Hellas Verona: Accadde Oggi su HELLASTORY.net
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HELLAS VERONA / Accadde Oggi

UDINESE - VERONA


UDINESE - VERONA

Scrivere la rubrica Accadde Oggi è per me un doppio piacere. In primis, perché mi permette (o mi obbliga, fate vobis) a cercare indietro nel tempo, attraverso le fonti disponibili, le partite che per ragioni anagrafiche non ho potuto vedere, magari fornendo spunto a chi legge per ricordare altri episodi, aneddoti, memorie da stadio. Inoltre, è piacevole staccarsi per un po' dall'attualità, specie quando risulta poco entusiasmante come adesso, per viaggiare nella storia gialloblu.

Scrivere di precedenti con l'Udinese, magari lasciandosi andare ad un po' di ironia, mi sembrava questa settimana fuori luogo a fronte del momento decisamente critico (ma non drammatico) del Verona. Valeriano, come sempre lucido “termometro” delle sensazioni del tifoso gialloblu, ci ha di fatto imposto la scelta: ottimisti o pessimisti?

La risposta, ammesso che ci sia, può partire ancora da lontano. Quand'è che Mandorlini è stato così sulla graticola come oggi? A primavera del 2013, dopo la sconfitta col Padova. Anche allora gli umori e le critiche erano più o meno le stesse: modulo poco flessibile, giocano sempre quelli, manca il gioco, ecc. Chi ha voglia di condividere questa analogia può andarsi a rileggere sempre Valeriano, nel suo articolo Il Rompicapo Verona. Anche allora, la sua convinzione era che ce l'avremmo fatta più per demeriti altrui che per meriti nostri.

Ma oggi sono troppe le giornate alla fine, troppe le concorrenti, per poterci sentire aprioristicamente salvi per manifesta inferiorità altrui.

I momenti duri nella carriera di allenatore di Andrea Mandorlini non sono mancati: prima che a Verona, ha allenato in serie A Atalanta e Siena.

Nella sua prima stagione da allenatore in A, con l'Atalanta, fu esonerato alla 14ma giornata, dopo uno score davvero poco lusinghiero: 7 pareggi, 7 sconfitte, nessuna vittoria. Nel 2007-08 ci riprova col Siena: esonero alla 12ma giornata, con 1 vittoria, 6 pareggi e 5 sconfitte.

Quando sedette sulla panchina del Verona il 24 agosto 2013 per la prima di campionato con il Milan, Mandorlini poteva quindi vantare lo score in serie A di 26 partite, 1 vittoria 13 pareggi e 12 sconfitte. C'è da giurarci che, dopo il gol in avvio di Poli, qualche dubbio se lo sia posto pure lui. Prima di lui, durante l'estate, è probabile che se lo sia posto anche la società: altrimenti perché attendere tanto per riconfermare il mister che aveva appena guidato il Verona dalla Lega Pro alla A? Francamente, mi sarei aspettato che l'avrebbero blindato già dopo il primo tempo con l'Empoli, visto che anche il più ineffabile dei pessimisti (a proposito di categorie) aveva già capito che sarebbe finita salomonicamente 0-0. Invece Mandorlini fu riconfermato “con calma”. E' possibile che il suo curriculum non esaltante potesse indurre la società a dubitare di lui come condottiero per la salvezza? Quale fosse il motivo, Mandorlini ha stupito tutti, probabilmente anche sé stesso, guidando l'Hellas ad un campionato di assoluta tranquillità, per tratti esaltante, impreziosito da 16 successi su 38 gare. Non sono mancati i periodi neri (il filotto di 5 sconfitte consecutive, con in mezzo la manita di Genova) e le “ossequianti” prove contro le prime della classe. Ma solo un folle (o un ottimista inguaribile, tipo quello che alza il pollice nella pancia dello squalo) potrebbe aver qualcosa da ridire sullo scorso campionato, con la salvezza acquisita già a inizio ritorno.

Quest'anno le cose hanno preso una piega diversa, inaspettata per molti versi. Per settimane abbiamo scrutato l'orizzonte chiedendoci se la squadra di quest'anno fosse più o meno forte di quella dello scorso anno. Adesso conta solo una cosa: tornare a vincere e a fare punti perché quota 40 è lontana. Perché le altre, per scarse che siano, fanno punti (Eppur si muove). L'Empoli dei giovani, che schiera Rugani invece del pluridecorato Marquez, ha un punto in più e, a differenza del Verona, può addirittura recriminare per qualche occasione gettata alle ortiche (ad esempio i successi sfumati contro Milan e Napoli in gare pressochè dominate sul piano del gioco). Adesso pare che si debba correre ai ripari a tutti i costi, e i nomi che si sentono sono ancora degli stranieri provenienti da campionati che nulla hanno da spartire con la serie A, con scelte ancora antitetiche rispetto alle nuove norme varate qualche settimana fa.

Metterla sul piano della contestazione acritica non serve a nessuno. Quando le cose vanno male, sul banco degli imputati non può salire solo l'allenatore; la società ha le sue colpe, specie se spreca energie in attività inutili come ribattere alle provocazioni clivensi; i giocatori alla fine sono quelli che vanno in campo, modulo o non modulo. E ha osservato bene Snake che è imbarazzante sentire i fischi provenire dallo stadio. Lunedì non sono stati risparmiati il mister, specie in occasione dei cambi (i fischi erano rivolti a lui, non a chi entrava o usciva) e i suoi “pupilli” Taxi e Agostini. E' vero, il coro “cambieranno i giocatori...”, tornato a risuonare dopo tempo immemore, è significativo. Significa che la riconoscenza ci sarà, in eterno, verso chi ci ha portato sin qui, ma che non equivale ad una cambiale in bianco per il futuro. Mandorlini è avvisato e, se la piazza ha chiaramente indicato che non si solleveranno crociate, la società potrebbe anche pensare bene che il suo ciclo è finito. Qualcuno lo pensava già dopo la sconfitta col Padova. Francamente, spero che il commiato, se proprio ci sarà, arrivi solo a fine stagione: innanzitutto perché vorrebbe dire che nelle prossime gare ci saremo risollevati e questi discorsi ci sembreranno solo aria fritta.

Resta il fatto che 8 partite senza vittoria, con 5 sconfitte e 3 pareggi, per di più maturati sempre in rimonta, e in modo non proprio esaltante sul piano del gioco, pongono seri dubbi sulla sintonia che esiste fra il mister e lo spogliatoio. Viene da chiedersi se non ci siamo sbarazzati troppo in fretta di personaggi che forse lo spogliatoio lo tenevano unito: Maietta, alla luce dei fatti, non lo scambiereste con Marquez? Fatto sta che dalle crisi si esce solo uniti. Squadra, società, calciatori e, naturalmente, tifosi. Ha ragione Valeriano: serve un gruppo affiatato, smettiamola di lamentarci della rosa incompleta, della mancanza di fuoriclasse (l'unico probabile tale è in panchina). La Fiorentina può anche averci battuto perchè ha una rosa molto superiore, ma Sassuolo e Sampdoria non mi sembra che abbiano tutto questo talento. Hanno organizzazione di gioco, hanno tenacia, e fame di vittorie. Se non la prima, almeno le altre due qualità possiamo pretenderle anche dal Verona.

Siamo prigionieri delle idee di Mandorlini o di una squadra debole, costruita male dalla società? Forse la verità sta nel mezzo, ma se il materiale umano è questo, è lecito cavarne fuori di più. In fondo sono sempre gli stessi che nelle prime 6 gare hanno fatto 11 punti.

Al mister si chiede ora uno sforzo di fantasia. Le sue dichiarazioni in sala stampa sono sempre più insofferenti. Volete sentire cosa scriveva il Messaggero Veneto all'indomani dell'esonero di Mandorlini a Bergamo nel 2004? :"(...) a Mandorlini è stato fatale il suo integralismo, quel suo insistere a proporre un 4-3-3 che si è rivelato inefficace e pericoloso. Se per un attimo avesse messo nel cassetto il proprio orgoglio, probabilmente la squadra avrebbe qualche punto in più e lui ora sarebbe ancora al suo posto, più forte che mai."

Con questa citazione "nefasta" spero di aver allungato la carriera gialloblu a Mandorlini.

In chiusura, un accenno "amarcord": Mandorlini domenica sarà un ex, da calciatore ha militato con l'Udinese dal 1991 al 1993. Le altre squadre oggi in A con cui ha giocato: Inter, Atalanta e Torino. Finora 3 trasferte positive. Auguriamoci lo sia anche la quarta.

Paolo



Hellastory, 12/12/2014
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SETTI ACCOMPAGNA IN B IL VERONA


Dopo la decima, gravissima sconfitta consecutiva, il Verona è quasi condannato. E pensare che lo Spezia, per condizione e posizione di classifica, avrebbe potuto essere l'avversario più adatto per chiudere decentemente l'anno solare ed accendere speranze di salvezza. Invece no, ci sono stati superiori non solo nel risultato ma anche nel gioco e in intensità. Il Verona sta pagando le sciagurate scelte societarie, come ha ammesso Marroccu dopo Monza. Setti invece, che vive evidentemente in un altro pianeta, non si rende conto di quello che ha combinato e nemmeno perché, chiunque a Verona raggiunge un certo livello qualitativo, poi chiede di andare via. Non si rende conto che è lui l'artefice di questa condizione di precarietà che non consente di trovare in questa società la propria dimensione sportiva. E per questo, ogni anno batte cassa frettolosamente al valore acquisito, vivendo di nuove scommesse e di improvvisazione. In effetti, a voler essere precisi, non è ancora stato chiarito se tutto ciò dipenda da costanti bisogni personali, oppure dalla sua supponenza (sono il Presidente che ha disputato più stagioni in serie A, conosco il calcio meglio di tutti voi ...). Fatto sta che questa volta Longo, D'Amico e Tudor hanno capito in fretta quello che sarebbe successo di lì a qualche mese e, vista l'impossibilità di proteggere un giocattolo troppo prezioso per le sue mani grezze, si sono defilati con lungimiranza. Come se uno, vincendo casualmente alla lotteria, finisce per sprecare tutto e si riduce a chiedere l'elemosina sotto i ponti. Povero e abbandonato. Forse perché erano proprio loro la componente saggia e competente della società, quella che ha permesso di rivalutare fino a quel punto il Verona. Loro, e non certo Setti che ha solo avuto la fortuna di averli per sè. Comunque, tutti i nodi sono venuti rapidamente al pettine: ceduti male Barak, Simeone, Caprari e Casale, rimpiazzati solo numericamente con giocatori scadenti (alcuni persino pagati cari), preso Marroccu come suo braccio destro (velocissimo a squalificarsi nel giro di poche settimane) e infine scelto Cioffi per l'ennesima scommessa assurda anche se l'ambiente, svilito e senza indirizzo, stava cercando invece disperatamente continuità, esperienza e buon senso. Cosa è rimasto di quel Verona che tanto ci ha divertito e sentiti rispettati? Niente. Per non parlare della soluzione frettolosa e senza alcuna logica di affidare la squadra a Bocchetti, che non ha niente a che vedere con quella adottata dal Monza con Palladino. Infatti, il povero cristo è stato assunto a uomo simbolo della società dopo essere stato prima dirottato in Primavera e poi, come un profeta, beneficiario di addirittura 5 anni di contratto. Lui che non ha neppure il patentino da allenatore. Ora cosa ci aspetta? un lento ed umiliante cammino verso l'inferno o abbiamo ancora qualche briciolo di speranza di salvezza?

[continua]
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