GUARDANDO UNA FOTO - Hellas Verona: Carl Attacks! su HELLASTORY.net
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HELLAS VERONA / Carl Attacks!

GUARDANDO UNA FOTO


GUARDANDO UNA FOTO

Premetto che apprezzo l'invito di Massimo alla tregua e all'assoluta necessità di un momento di pace. Dirò di più: in questo frangente, e faccio mia per l'occasione un'intuizione di Myhellas, che condivido, ogni esternazione produrrebbe banalità.
E allora cerchiamo emozioni altrove e a me non resta che guardare al passato (ahimè).

Da qualche tempo gira in Redazione una bella fotografia, inviataci da un amico del sito, che ritrae una formazione del Verona nel campionato 1963/64.
Mi è sempre piaciuto questo genere di istantanee: gli undici che si stringono l'un l'altro, assumendo posizioni uguali e forse scaramantiche; l'idea del far fronte comune contro l'avversario, con l'aiuto dei tifosi, che sono sempre immortalati alle loro spalle, a gremire gli spalti. Ci sono delle belle storie in questa immagine.
E' il 1º Marzo 1964 e si gioca la ventitreesima giornata del torneo di serie B, in calendario Verona-Napoli.
I nostri eroi sono schierati in maglia gialla e risvolti blu, e non con la tradizionale maglia blu con bordi gialli, per dovere di ospitalità nei confronti dei partenopei, in maglia azzurra.
In piedi, da sinistra: Pietro CAPPELLINO, Bruno BOLCHI, Giuseppe PERETTA, Santino CICERI, Sandro JOAN e Remo CARLETTI; accosciati, da sinistra: Giorgio MAIOLI, Giancarlo SAVOIA, Pierluigi CERA, Adriano MASCHIETTO e Giampietro CALLONI, col loro autografo, vergato di traverso, come si usava allora.
Questa è la cronaca-lampo della partita, terminata a reti inviolate, tratta da un giornale dell'epoca: «Durante i primi quarantacinque minuti, i padroni di casa hanno premuto con insistenza, senza riuscire a superare la salda barriera difensiva dei partenopei. Gli ospiti hanno adottato un'accorta tattica lasciando i compiti d'attacco ai soli Ronzon e Gilardoni. All'8' un allungo di Cera verso il proprio portiere, per poco non ha beffato Ciceri, scivolato. Al 15' Corelli ha impegnato il portiere scaligero in una parata in due tempi. Nella ripresa, il volto dell'incontro non è mutato. Pontel si è esibito in uno splendido intervento al 4' su bolide di Bolchi. Joan e Maioli hanno sfiorato il goal verso la mezz'ora».
Fu quello un campionato giocato dalla squadra gialloblù sempre nelle prime posizioni, per poi cedere inspiegabilmente nella parte conclusiva e rimandare ancora una volta i sogni di promozione, nonostante la conferma dell'allenatore Facchini e una campagna acquisti finalmente oculata messa in atto dal nuovo presidente Albarelli.
La prima cosa che mi piace segnalare è il Bentegodi pieno di gente. Ci sono circa 28.000 spettatori quel giorno, come riporta nella cronaca il giornale di prima. C'è voglia di calcio a Verona e il pubblico risponde.
Non può essere altrimenti, da due mesi e mezzo, esattamente dal 15 Dicembre (partita col Venezia persa per 1 a 0) l'Hellas gioca nel nuovo stadio, lo splendido «stadio dei quarantamila», altrimenti definito «stadio miliardo», tanto era venuta a costare la sua costruzione.
Intervistato da L'Arena nel novembre 1963, l'avvocato Albarelli, a proposito del nuovo Bentegodi, ebbe a dire: «E' un impianto meraviglioso degno di una grande città. Sarebbe stato meglio poterne usufruire  fin dall'inizio del campionato, tuttavia non possiamo lamentarci se l'inaugurazione si avrà alla metà del prossimo mese. Il 15 dicembre sarà una data di grande importanza per lo sport veronese, e per il calcio in particolare. Si conclude un periodo di attività e se ne apre un altro, che dovrebbe caratterizzare l'ascesa di Verona tra le città calcisticamente più note. A parte ogni considerazione di carattere campanilistico e a parte anche ogni stimolo della passione sportiva, non è più possibile rimandare l'impegno di far approdare il Verona in serie A. Se la squadra dovesse rimanere a lungo a vivacchiare in serie B, solo in occasioni particolari il pubblico supererà le dieci-dodicimila persone. E in uno stadio capace di quarantamila posti, diecimila persone finirebbero per costituire una cornice squallida e disadorna allo spettacolo della partita. Stiamo facendo quanto è nelle nostre forze per raggiungere il traguardo della promozione. Purtroppo nel nostro sforzo siamo soli e a volte si affaccia il desiderio di abbandonare tutto, presto vinto dalla passione sportiva. Lo stadio nuovo è un fattore di enorme importanza per attirare un grande pubblico, per aumentare in città l'interesse intorno alle sorti della squadra di calcio. Non sarà solo il calcio, ma tutto il mondo dello sport veronese a ricevere direttamente impulso dall'entrata in funzione dello splendido impianto di via Albere».
Torniamo alla foto.
Sono accosciati l'uno accanto all'altro da sinistra a destra: il ventitreenne MAIOLI, il ventenne SAVOIA e il ventiduenne CERA. Tre facce pulite di bravi ragazzi e splendidi atleti che hanno lasciato un segno nel mondo del calcio nostrano e nazionale. Tre «frutti» della nostra terra, allora piuttosto fertile, che in quella stagione riuscirono, soprattutto CERA e MAIOLI, ad ottenere definitiva consacrazione. Non a caso alla fine del campionato il primo verrà ceduto al Cagliari (e farà la carriera che tutti conosciamo) e il secondo al Foggia, dopo un interessamento abbastanza concreto del Milan. Non bisogna dimenticare che quell'anno trovarono spazio in prima squadra anche CARLETTI (che vediamo nella foto) proveniente dal Villafranca, e TOMIET, SIMEONI e BONATTI cresciuti nella società.
Dicevamo di CERA e MAIOLI: sono talmente brillanti le loro prestazioni in quel periodo che hanno la soddisfazione di esordire in Nazionale B, precisamente il 19 Aprile successivo a Napoli contro la Francia, che viene battuta per 3 a 2 e il biondo mancino è anche il migliore in campo e segna addirittura il primo gol.
Voi direte: e SAVOIA? Non era possibile che non potesse, anche lui, arrivare a qualche rappresentativa nazionale e infatti, spulciando gli almanacchi, sono riuscito a scovare una sua partecipazione a un fantomatico Torneo Triangolare «Under 23» organizzato in Italia «... nell'intento di sottoporre a probante collaudo internazionale quei giovani calciatori della nostra serie B che ancora non trovano posto nelle maggiori Rappresentative, ma che comunque meritano di essere valorizzati; il torneo s'è concluso con la vittoria dell'Austria: ai vincitori, però, non è stata consegnata la Coppa in palio, perché fra essi ve ne erano alcuni fuori età.» (sic!)
Comunque, per chi non lo sapesse, a Verona il 22 Gennaio 1966 si incontrarono Italia Serie B «under 23» e Romania «under 23» con vittoria azzurra per 2 a 1.
Segnalo la formazione dell'Italia per alcune presenze abbastanza significative: Zoff (Colombo), Poppi (Ceccardi), Mancin; Savoia, Spanio, Spagni; Bertogna (Golin), Dell'Angelo, Troja, Zigoni, Bonfanti. Le reti italiane sono di Zigoni e Troja.
Siamo tornati quindi al Bentegodi, da dove eravamo partiti per questo viaggio nelle emozioni.
Non è bello fare i confronti col passato, ma mi piacerebbe tanto si tornasse a giocare con lo spirito di allora, che qualche giovane talento uscisse ancora dal nostro vivaio e che si tornasse a riempire gli spalti con l'entusiasmo che ci ha sempre caratterizzato, come questa foto nostalgicamente ci ricorda.

CARLO

 

N.B. Si ringrazia l'amico Tizi, che ha condiviso la foto con noi



Hellastory, 06/03/2008

SETTI ACCOMPAGNA IN B IL VERONA


Dopo la decima, gravissima sconfitta consecutiva, il Verona è quasi condannato. E pensare che lo Spezia, per condizione e posizione di classifica, avrebbe potuto essere l'avversario più adatto per chiudere decentemente l'anno solare ed accendere speranze di salvezza. Invece no, ci sono stati superiori non solo nel risultato ma anche nel gioco e in intensità. Il Verona sta pagando le sciagurate scelte societarie, come ha ammesso Marroccu dopo Monza. Setti invece, che vive evidentemente in un altro pianeta, non si rende conto di quello che ha combinato e nemmeno perché, chiunque a Verona raggiunge un certo livello qualitativo, poi chiede di andare via. Non si rende conto che è lui l'artefice di questa condizione di precarietà che non consente di trovare in questa società la propria dimensione sportiva. E per questo, ogni anno batte cassa frettolosamente al valore acquisito, vivendo di nuove scommesse e di improvvisazione. In effetti, a voler essere precisi, non è ancora stato chiarito se tutto ciò dipenda da costanti bisogni personali, oppure dalla sua supponenza (sono il Presidente che ha disputato più stagioni in serie A, conosco il calcio meglio di tutti voi ...). Fatto sta che questa volta Longo, D'Amico e Tudor hanno capito in fretta quello che sarebbe successo di lì a qualche mese e, vista l'impossibilità di proteggere un giocattolo troppo prezioso per le sue mani grezze, si sono defilati con lungimiranza. Come se uno, vincendo casualmente alla lotteria, finisce per sprecare tutto e si riduce a chiedere l'elemosina sotto i ponti. Povero e abbandonato. Forse perché erano proprio loro la componente saggia e competente della società, quella che ha permesso di rivalutare fino a quel punto il Verona. Loro, e non certo Setti che ha solo avuto la fortuna di averli per sè. Comunque, tutti i nodi sono venuti rapidamente al pettine: ceduti male Barak, Simeone, Caprari e Casale, rimpiazzati solo numericamente con giocatori scadenti (alcuni persino pagati cari), preso Marroccu come suo braccio destro (velocissimo a squalificarsi nel giro di poche settimane) e infine scelto Cioffi per l'ennesima scommessa assurda anche se l'ambiente, svilito e senza indirizzo, stava cercando invece disperatamente continuità, esperienza e buon senso. Cosa è rimasto di quel Verona che tanto ci ha divertito e sentiti rispettati? Niente. Per non parlare della soluzione frettolosa e senza alcuna logica di affidare la squadra a Bocchetti, che non ha niente a che vedere con quella adottata dal Monza con Palladino. Infatti, il povero cristo è stato assunto a uomo simbolo della società dopo essere stato prima dirottato in Primavera e poi, come un profeta, beneficiario di addirittura 5 anni di contratto. Lui che non ha neppure il patentino da allenatore. Ora cosa ci aspetta? un lento ed umiliante cammino verso l'inferno o abbiamo ancora qualche briciolo di speranza di salvezza?

[continua]
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