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EL MURO L'E' CASCA' PAR GNENTE...


EL MURO L'E' CASCA' PAR GNENTE...

Di questi tempi, qualsiasi discussione che riguardi il nostro «derelitto» Hellas, termina sempre nello stesso modo: «E' mai possibile che non ci sia un minimo di chiarezza e di trasparenza riferite a progetti ed iniziative future?»
Ed ecco che ciclicamente si parla di fusione, di incarichi societari non ben definiti, di stadi da costruire ex-novo e tante altre amenità che al momento hanno solo sortito l'effetto di portare i gialloblù a due punti dai playout. Questa è la desolante certezza.
Io, di solito, mi occupo del passato del Verona e nel suo passato di momenti poco chiari ce ne sono stati tanti. Cerco quindi, in vecchie pagine di giornali, notizie e curiosità che possano avere un minimo di attinenza con quanto stiamo vivendo, cercando di capire, col conforto della storia, l'evolversi delle situazioni.
A colpirmi, stavolta, è un titolo, sparato a caratteri cubitali, sulla 3^ pagina di una copia de L'Arena del Luglio 1948:

NUOVO CENTRO SPORTIVO
Il grandioso progetto che, ad iniziativa del Gruppo Veterani Veronesi e per incarico del Comune, è stato predisposto dall'architetto Marcello Zamarchi

Tutto nasce dall'esigenza di trovare una nuova collocazione allo Stadio Bentegodi che allora si trovava in Piazza Cittadella. L'Hellas vi giocava dall'estate del 1930, ma, lo stesso, era stato inaugurato quasi vent'anni prima.
La struttura, ormai, dava segni di inadeguatezza, visto anche il crescente numero di sostenitori, sempre più appassionati alle gesta dei gialloblù.
Il Comune, quindi, da incarico al Gruppo Veterani Sportivi Veronesi di pensare al progetto di un nuovo stadio e indica anche la zona dove edificarlo. Si tratta del Vallo delle Mura, locazione particolarmente indicata viste le caratteristiche di quel terreno che è di riporto a fondo ghiaioso e perciò permeabilissimo.
C'è anche una valenza sociale nell'operazione: avrebbero trovato lavoro tanti disoccupati che in quegli anni facevano la fame, dato che i lavori maggiori sarebbero consistiti in sbancamenti e movimenti di terra, per i quali si sarebbe utilizzata quasi esclusivamente manovalanza non specializzata.
Riporto dal giornale:
«I complessi studiati corrispondono ad ogni esigenza tecnica più moderna, risultano i più economici perché sfruttano le non indifferenti possibilità esistenti in loco, non disturbano né deturpano le mura magistrali e, dato il notevole abbassamento dello Stadio rispetto al livello attuale del Vallo, maggiormente le valorizzano creando un insieme plastico ed esteticamente bello e riuniscono in una fascia continua che va da Porta Palio a Porta S. Zeno i principali impianti sportivi della città e cioè Piscina, Campo Sportivo, Campi di Tennis, il Centro ENAL e successivamente anche la pista ciclistica in cemento da attuarsi nel vallo sottostante al Ritrovo dell'ENAL».
Ci sono praticamente tutte le condizioni per portare a conclusione un'opera veramente funzionale e pregevole sotto ogni profilo.
C'è anche l'implicita approvazione di S.E. l'On. Gonella, allora ministro, che è favorevole a patto che non si intacchino le mura.

E' di qualche mese più tardi, Dicembre 1948, un'altra pagina de L'Arena che ritorna sull'argomento, riportando un'intervista all'allora Presidente dei Veterani Sportivi, commendator Orna, per un chiarimento circa la ridda di articoli e di discussioni sorti intorno al problema del Centro Sportivo.
Lo «stadio», ormai, era diventato un tema di interesse pubblico: c'era chi, in difesa delle bellezze storiche di Verona, non voleva che fossero abbattute o menomate le mura magistrali; c'era anche chi non vedeva di buon occhio la modesta riduzione che avrebbe subito la Piscina che già esisteva, vanto della città perché era la più grande d'Europa (lunga ben 135 metri), insomma tutta una serie di difficoltà e resistenze che fecero rispondere in maniera stizzita (ma quanto vera!) il nostro Commendatore alla seguente domanda:

D. E come si spiegano gli ostacoli che si oppongono alla vostra iniziativa?
R. A Verona si agisce in ogni modo contro quei criteri di espansione, di velocità, di dinamismo, necessari a una città moderna. Inciampi di ogni genere a tutte le iniziative nuove, sono all'ordine del giorno.

Come si vede l'istinto masochistico del «veronese», chiuso e provinciale, aveva colpito ancora.

Ah... dimenticavo: del progetto poi non se ne fece nulla.

CARLO



Hellastory, 12/03/2009
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UNA REGOLA SBAGLIATA CHE PUO' DANNEGGIARE IL VERONA


Lo spettacolare pareggio dell'Olimpico con la Lazio chiude adeguatamente una stagione strepitosa. Tudor, stupendo condottiero, ha migliorato la posizione di classifica dell'anno scorso, ha ottenuto il record di gol realizzati (65) e sigillato il saldo positivo reti fatte/subite (+ 6), risultato questo non riuscito né a Mandorlini (-6) né a Juric (- 2 e -4) prima di lui. Adesso però inizia una settimana decisiva per capire cosa farà, quando scioglierà la riserva circa la permanenza o meno in gialloblu. Perso D'Amico, la questione che tiene in sospeso tutti non è un problema di soldi, contano le sensazioni. Bisogna vedere se ci sono i presupposti. Da cosa scaturisce questo stato di incertezza? Tutto ci porta ad affrontare un periodo di incertezza societaria che non aiuterà certo a lavorare con la stessa serenità che ha trovato e che, infondo, ha agevolato il conseguimento di prestazioni di questo rilievo. Non c'è alcun dubbio che D'Amico, anche lui sotto contratto, abbia colto l'opportunità Atalanta anticipando in tal modo la conclusione di un ciclo. Un ciclo vincente, aggiungo, visti gli splendidi risultati ottenuti non solo sul campo (grande calcio, 1 promozione e 3 piazzamenti stabilmente tra il 9º e il 10º posto), ma anche e soprattutto dal punto di vista della rivalutazione della rosa e degli indici di bilancio. D'Amico, direttore sportivo silenzioso e scrupoloso, è stato anche in grado di porre rapido rimedio nei rari errori di valutazione (l'esonero veloce di Di Francesco e l'aver tolto dal mercato Tameze in agosto quando ci si è accorti che Hongla non avrebbe risposto subito alle aspettative). Ora però se ne sta aprendo un altro di difficile valutazione. Non tanto perché Marroccu, che è comunque un dirigente esperto, valga meno di D'Amico, quanto per il contesto in cui si troverà ad operare. E Tudor deve stabilire se valga la pena oppure no restare alle nuove condizioni.

[continua]
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