«LA SOCIETA’ DEL LITRO» - Hellas Verona: Carl Attacks! su HELLASTORY.net
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HELLAS VERONA / Carl Attacks!

«LA SOCIETA’ DEL LITRO»

Hellastory: Carl Attacks!

«LA SOCIETA’ DEL LITRO»

Nella stagione da poco iniziata, sarà dura trovare spunti di riflessione interessanti per i nostri «remember» viste le squadre che ci accompagneranno in questa avventura nell’«inferno» della terza serie.

A dire il vero, leggendo i giornali in questi giorni, i riflettori sembrano puntati più sulla C1 che sulla serie B, che, privata delle tre «grandi», promosse come da copione, è tornata ad essere un mesto e ridimensionato torneo cadetto.

La serie C1, ormai, è una vetrina pregiata che fa gola a tanti e sembra anche che i denari non manchino.

Emblematiche, nel nostro girone, le campagne di rafforzamento di Cremonese e Padova e nel girone B, della Salernitana.

Penso, ad esempio, al tecnico del Grosseto, Antonello Cuccureddu, che dopo aver portato la sua squadra per la prima volta nella sua storia tra i cadetti, ha preferito restare in C1 per sposare un progetto di rilancio del Perugia che vuole riemergere dalle ceneri del post-fallimento dell’era Gaucci.

Dicevamo della Cremonese, che andremo ad affrontare domenica in una sfida che rievoca i fasti della serie A degli anni ’80. I grigiorossi del «debuttante» nel mondo del calcio, il patron d’»acciaio» Giovanni Arvedi, dispongono di una rosa che è un’autentica corazzata, composta da gente come Graziani jr, Colucci, Brioschi, Zauli e i neoacquisti Argilli e Cozzolino che in C ci arrivano come catapultati da un altro pianeta.

A guidarli c’è il «Mondo», al secolo Emiliano Mondonico, che ha deciso di scendere per la prima volta nella sua lunga carriera da allenatore nella terza serie del professionismo, tornato da queste parti, dopo tanto tempo, per una questione affettiva verso la città, i suoi tifosi e una persona in particolare che non c’è più: il suo vecchio presidente Domenico Luzzara.

Il cerchio si chiude con il Direttore Sportivo che è Erminio Favalli.

E qui scatta l’ amarcord. Campionato 1984/85: la Cremonese è al debutto in serie A e nell’organigramma societario troviamo lo stesso allenatore e lo stesso general manager.

Sono solo considerazioni, ma penso a quante volte in questi anni abbiamo evocato i nomi di Bagnoli e Mascetti, come gli unici in grado di risollevarci dalle nostre miserie.

A Cremona è stata fatta una scelta di cuore, a Verona, non so come chiamarla.

Però nessuno potrà toglierci quel pomeriggio novembrino dell’84, quando i gialloblù, pratici e sornioni, lasciano esaurire la carica agonistica dei grigiorossi, per poi colpirli con due fendenti micidiali che fanno il risultato. Quel giorno uno dei primi segnali che sarebbe stato l’anno giusto: Garellik che ipnotizza Chiorri dal dischetto, ad evitare il pareggio e la successiva cavalcata di Briegel che squassa la rete di Borin e fissa il punteggio.

Per finire qualche nota di colore (?) dall’archivio storico della società.

Prima di parlare della fondazione della Cremonese è d’obbligo una premessa. Nel 1902 nasce a Cremona la «Società del litro». Il brindisi rappresenta, infatti, il comune denominatore dei fondatori i quali, oltre alle danze, sono dediti allo sport, ma soltanto col velocipede. L’anno successivo finalmente nasce la Cremonese (ed anche il Verona), su iniziativa dei ciclisti della stessa società: quota di iscrizione una lira.

All’inizio la maglia della Cremonese, sempre in una prospettiva «vinicola» (altra passione che ci accomuna), è violacea e solo dopo undici anni (il 20 settembre 1914) i calciatori cremonesi – ospiti del Vicenza – inizieranno a vestire la casacca grigiorossa che ancora oggi li distingue.

Portiere della Cremonese di quegli anni era Giovanni Zini, morto il 14 agosto 1915 a Cividale del Friuli sui campi di battaglia. E’ a lui che la città di Cremona ha dedicato lo stadio.

Non mi resta che augurarti buon viaggio, vecchio Hellas.

CARLO

[Il tabellino dell'incontro]



Hellastory, 01/09/2007

SETTI ACCOMPAGNA IN B IL VERONA


Dopo la decima, gravissima sconfitta consecutiva, il Verona è quasi condannato. E pensare che lo Spezia, per condizione e posizione di classifica, avrebbe potuto essere l'avversario più adatto per chiudere decentemente l'anno solare ed accendere speranze di salvezza. Invece no, ci sono stati superiori non solo nel risultato ma anche nel gioco e in intensità. Il Verona sta pagando le sciagurate scelte societarie, come ha ammesso Marroccu dopo Monza. Setti invece, che vive evidentemente in un altro pianeta, non si rende conto di quello che ha combinato e nemmeno perché, chiunque a Verona raggiunge un certo livello qualitativo, poi chiede di andare via. Non si rende conto che è lui l'artefice di questa condizione di precarietà che non consente di trovare in questa società la propria dimensione sportiva. E per questo, ogni anno batte cassa frettolosamente al valore acquisito, vivendo di nuove scommesse e di improvvisazione. In effetti, a voler essere precisi, non è ancora stato chiarito se tutto ciò dipenda da costanti bisogni personali, oppure dalla sua supponenza (sono il Presidente che ha disputato più stagioni in serie A, conosco il calcio meglio di tutti voi ...). Fatto sta che questa volta Longo, D'Amico e Tudor hanno capito in fretta quello che sarebbe successo di lì a qualche mese e, vista l'impossibilità di proteggere un giocattolo troppo prezioso per le sue mani grezze, si sono defilati con lungimiranza. Come se uno, vincendo casualmente alla lotteria, finisce per sprecare tutto e si riduce a chiedere l'elemosina sotto i ponti. Povero e abbandonato. Forse perché erano proprio loro la componente saggia e competente della società, quella che ha permesso di rivalutare fino a quel punto il Verona. Loro, e non certo Setti che ha solo avuto la fortuna di averli per sè. Comunque, tutti i nodi sono venuti rapidamente al pettine: ceduti male Barak, Simeone, Caprari e Casale, rimpiazzati solo numericamente con giocatori scadenti (alcuni persino pagati cari), preso Marroccu come suo braccio destro (velocissimo a squalificarsi nel giro di poche settimane) e infine scelto Cioffi per l'ennesima scommessa assurda anche se l'ambiente, svilito e senza indirizzo, stava cercando invece disperatamente continuità, esperienza e buon senso. Cosa è rimasto di quel Verona che tanto ci ha divertito e sentiti rispettati? Niente. Per non parlare della soluzione frettolosa e senza alcuna logica di affidare la squadra a Bocchetti, che non ha niente a che vedere con quella adottata dal Monza con Palladino. Infatti, il povero cristo è stato assunto a uomo simbolo della società dopo essere stato prima dirottato in Primavera e poi, come un profeta, beneficiario di addirittura 5 anni di contratto. Lui che non ha neppure il patentino da allenatore. Ora cosa ci aspetta? un lento ed umiliante cammino verso l'inferno o abbiamo ancora qualche briciolo di speranza di salvezza?

[continua]
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