MILLE EMOZIONI - Hellas Verona: Carl Attacks! su HELLASTORY.net
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HELLAS VERONA / Carl Attacks!

MILLE EMOZIONI

L'inizio d'anno è solitamente foriero di nuovi auspici, prodigo di proponimenti ed è buona abitudine farsi gli auguri.
Capitano a fagiolo per il nostro Verona, che il prossimo 6 Gennaio disputerà contro lo Spezia la millesima gara in Serie A.
Ci arriva nel corso della sua 31ma partecipazione al Campionto a girone unico ed è, bando alla numerologia, la 17ma squadra a riuscirci (ce ne sono ben 50, comunque, dietro che arrancano). Il conteggio è a datare dal Torneo 1929/30 e dovranno passare 28 anni per vedere l'Hellas calcare i campi della massima serie.
Grazie alla passione e alla dedizione del Presidente Giorgio Mondadori (figlio dell'editore Arnoldo) e ad una squadra ben amalgamata da Angelo Piccioli l'approdo arriva nel 1957/58.
L'esordio, e quindi la prima tappa di questo entusiasmante cammino, è a Torino, sponda Juventus, l'8 settembre 1957 e nonostante la sconfitta (3-2), i nostri eroi riescono a strappare, ai critici presenti, parole di ammirazione.
Ed ora, quasi fosse un ripasso di storia gialloblu e uno stringato riassunto di più di 60 anni di vita sportiva e societaria, puntiamo l'attenzione sulle partite centenarie, capitate a caso, non certo le più significative, ad ogni modo un'occasione per celebrare un traguardo ambizioso.

1 8 settembre 1957 JUVENTUS-VERONA 3-2
100 15 novembre 1970 SAMPDORIA-VERONA 3-0
200 3 febbraio 1974 VERONA-FIORENTINA 1-1
300 9 aprile 1978 VERONA-PERUGIA 0-0
400 21 ottobre 1984 ROMA-VERONA 0-0
500 24 gennaio 1988 VERONA-FIORENTINA 1-0
600 26 gennaio 1992 ROMA-VERONA 1-0
700 28 gennaio 2001 VERONA-PARMA 0-2
800 3 novembre 2014 CESENA-VERONA 1-1
900 23 aprile 2018 GENOA-VERONA 3-1

(100)
1970/71 - Garonzi riconferma Renato Lucchi alla guida della prima squadra. I due sono tipi sanguigni che non se le mandano a dire e i dissapori sono continui. Ne risente la squadra. L'inizio è stentato. Si rivelano un bluff gli acquisti di Muiesan e Moschino e Bui e Maddè, passati al Torino, sono difficili da dimenticare.
Alla 6a giornata si va a Genova (15 novembre 1970), e la Sampdoria non ha difficoltà a sconfiggere un frastornato Verona.
Bastano tre assist di Luisito Suarez per mandare in gol Sabadini e Salvi, entrambi con un colpo di testa, e poi Cristin.
All'8a giornata, dopo un altro 3-0 a Foggia, Saverio non ci pensa un minuto a licenziare Lucchi per far posto a Pozzan che riuscirà a salvare i gialloblu e al tempo stesso valorizzare i giovani Bergamaschi e Orazi.
Nota di cronaca: è di quel periodo l'inaugurazione del bellissimo impianto di Veronello (il Coverciano del Veneto) che Garonzi intende sfruttare come campo di allenamento, buono anche per la preparazione precampionato.

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(200)
1973/74 - La squadra, affidata a Cadè, è protagonista di un inizio stentato dovuto anche all'infortunio di Zigoni e a un serio problema di salute di Luppi. Fagni e Castronovo, deputati a sostituirli, non hanno certo la loro capacità realizzativa.
Termina l'andata e i gialloblu si trovano con 8 punti in classifica (sono penultimi) e senza alcuna prospettiva di raddrizzare la situazione.
Arriva, a questo punto, l'incontro con la Fiorentina (sarà 1 a 1, con un rigore di Maddè, pareggiato nella ripresa da Caso) e si manifestano i primi segni di una certa reazione del Verona che nel prosieguo condurrà ad una striminzita salvezza proprio sul filo di lana.
La nota di colore, di quel giorno (3 febbraio 1974), riguarda l'austerity (iniziata ai primi di dicembre) e l'impossibilità di usare le auto.
La striminzita salvezza è però vanificata dalla ormai leggendaria telefonata di Garonzi a Clerici e questo tentativo di «corruzione sportiva» ricaccia in serie B il Verona tra mille polemiche.
La foto dell'anno è quella dei tifosi gialloblu raccolti in piazza Bra, nel vallo dell'Arena, in un torrido pomeriggio di luglio, che, con estemporanei cartelli «minacciano» De Biase, il Giudice Federale.

(300)
1977/78 - E' la terza ed ultima stagione di Valcareggi. La squadra è la più vecchia della serie A, ha un gioco compassato, ma al tempo classico e razionale. Lo testimoniano le buone prestazioni in trasferta. Il Valca deve sopportare anche qualche polemica: continua a preferire Gori (un rifinitore) al più incisivo Luppi. Non rende al suo livello, come ci si aspetterebbe, Zigoni e se ne avverte il calo. Ma nonostante un finale in salita (5 sconfitte e 3 pareggi nelle ultime 8 giornate) il Verona la sfanga.
E' proprio una di queste la 300ma (9 aprile 1978): Verona-Perugia 0 a 0, risultato, a dir poco, grottesco. I «grifoni» si vedono espellere nel giro di quattro minuti Amenta, Biondi e Nappi ma, sia pure in otto, resistono incredibilmente al serrate del Verona. Il fischio finale viene salutato da bordate di fischi mai sentite.
E' il periodo del calcio scommesse e ci sono dei sospettati anche tra i nostri giocatori, ma ben altro è il destino che incombe sulla squadra.
Il deragliamento della Freccia della Versilia, di lì a pochi giorni (15 aprile 1978) avvenuto a Sasso Marconi rischia di trasformarsi in una nuova Superga. I giocatori, ospiti sul direttissimo che li sta portando a Roma, si salvano per miracolo, uscendo dal treno in bilico sul precipizio. Sono momenti drammatici e la squadra porterà a lungo i segni di questa avventura.

(400)
1984/85 - Non poteva mancare nell'«annus mirabilis» del Verona, la scadenza di una partita centenaria. E' la 6a di andata (21 ottobre 1984), liquidata la Madama sette giorni prima, grazie a Cenerentola-Elkjaer, scendiamo a Roma da primi in classifica, con un punto di vantaggio sulla Sampdoria.
C'è un protagonista assoluto, quel giorno, ed è Claudione Garella. I titoli si sprecano: saracinesca ermetica, eroe dell'Olimpico. Il risultato sarà la divisione della posta che premia la prudenza con la quale i gialloblu hanno affrontato una Roma convinta che bastasse recuperare Falcao (al debutto stagionale) per imporre il risultato. Pur concentrati in una opportuna tattica di contenimento gli scaligeri hanno creato buone opportunità in contropiede ed anche Tancredi ha passato i suoi pericoli.
Il Verona ottiene quel punticino fondamentale per restare in testa alla classifica in perfetta solitudine, rimane imbattuto e con la difesa meno perforata della serie A (2 gol subiti in 6 gare), insieme con la Fiorentina, che la settimana dopo pagherà dazio al Bentegodi.
Ecco come il nostro Massimo, quel giorno allo stadio con suo padre, rivive quei momenti: «E' fatta, io sono sfinito, ma il Verona esce imbattuto dallo stadio Olimpico. I gialloblu alzano le braccia al cielo e si abbracciano stremati. E' come avessero vinto. Sono 10 giocatori e un cigno. Gigantesco, bellissimo, mostruoso: il portiere più forte del mondo».

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(500)
1987/88 - Il «sacrificio» di Tricella e D'Agostini, ceduti alla Juventus per sanare le casse gialloblu, non convince i tifosi, anche alla luce di una campagna di rafforzamento insufficiente a loro dire. Cresce, conseguentemente la contestazione e solo le strepitose prestazioni di Elkjaer in Campionato e in Coppa UEFA attenuano un po' la pressione dei tifosi su Chiampan al quale, però, non viene riconosciuto alcun merito. Bagnoli, al contrario, è intoccabile, ma si rende conto che la squadra ha dei limiti e non si fa illusioni. Non c'è la giusta sintonia tra i nuovi arrivati e i «veterani» e il gruppo non reagisce come ai vecchi tempi.
Questo è il clima che accoglie la partita nº 500 (24 gennaio 1988) Verona-Fiorentina 1 a 0 con un gol di Pacione.
Ecco il laconico commento del Guerin sull'ex bianconero: «Esce di letargo giusto in tempo per regalare al Verona una vittoria faticata quanto preziosa per scongiurare una crisi immanente. Bagnoli e Chiampan ringraziano il buon cuore di Madama».
L'eliminazione dalla Coppa UEFA per mano del Werder Brema e un finale di campionato quanto mai deludente accendono vieppiù la «piazza» e si chiedono ufficialmente le dimissioni di Chiampan e del suo vice Polato. Ne approfittano per lasciare il Consiglio Direttivo anche Paolo Vicentini ed Eros Mazzi, quest'ultimo, già consigliere e poi vicepresidente quasi trent'anni prima. Sono i primi segnali che porteranno al fallimento della società.

(600)
1991/92 - Il personaggio del momento è sicuramente Eugenio Fascetti, cioè colui che è riuscito a riportare il Verona in A, dopo una sola stagione, praticamente senza una società alle spalle che è nelle mani di un curatore fallimentare.
Ma ora al timone ci sono nuovi padroni, imprenditori appassionati, segnatamente Eros Mazzi (tornato all'ovile) che stupisce la piazza riuscendo a portare a Verona il mitico Dragan Stojkovic. Acquisto che non risulterà azzeccatissimo e il campionato si trascinerà in una lunga altalena di emozioni, alternando illusioni a delusioni, con un finale amaro.
La partita centenaria che cade in questo torneo è a Roma, il 26 gennaio 1992 che vede il Verona sconfitto per 1 a 0 con una rete di Carnevale.
Leggendo le cronache del giorno dopo sembra trattarsi di una delle più brutte esibizioni viste quell'anno all'Olimpico, una vittoria che la Roma ha ottenuto soffrendo le pene dell'inferno: «Al brutto non c'è davvero limite» uno dei titoli più significativi.
Qualche giustificazione l'Hellas può accamparla, mancano 6 titolari (Prytz, Stojkovic, Rossi, Pin, Lunini e Calisti), poi esce anche Raducioiu e Piubelli è zoppicante ma tiene duro e Fascetti, alla fine, se lo coccola: «Mi è piaciuto il carattere di Piubelli. Aveva una caviglia così e ha fatto legna come al solito. L'ho sempre detto è un giocatore con le palle».

(700)
2000/01 - L'arrivo di Perotti, già mister promozione nell'anno di B 1995/96, uomo serio e di esperienza sembra essere foriero di buone sensazioni. L'approccio è positivo, ma la stagione non è facile, la squadra resta sempre nel limbo e le ambizioni sono frustrate.
Arriviamo all'incontro col Parma (28 gennaio 2001) , penultima gara di andata e 700ma partita in serie A con una situazione di classifica tendente al basso.
La partita si risolve a nostro sfavore (0-2) per due nostre ingenuità: la prima è di Doardo (subentrato a Ferron che aveva provato la robustezza di Milosevic) che non trattiene un'incornata di Torrisi e l'altra una fallace entrata di Seric al limite dell'area. Chi ci castiga in entrambe le occasioni è Domenico Di Vaio, lo stesso che segnò il gol promozione a Lucca nella stagione suaccennata. Per la cronaca c'è anche il tempo per un rigore tirato alto da Mutu.
La partita, però, viene ricordata per un altro motivo.
Fu l'ultima apparizione assoluta nel campionato italiano di Arrigo Sacchi. Era ritornato al Parma solo venti giorni prima (dopo l'esonero di Alberto Malesani). Al Bentegodi, quel giorno, fu colto da un malore, causato dal troppo stress che non riusciva a sopportare. Poi si dimise e al suo posto arrivò Renzo Ulivieri.

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(800)
2014/15 - Il lasso di tempo che intercorre tra l'ultima partita centenaria e questa è la plastica dimostrazione di quanto sia stato lungo il nostro purgatorio, che corrisponde alla misurazione temporale del nostro disagio, ma che racchiude anche la felicità ritrovata.
La partita nº 800 cade nel secondo campionato di A di Mandorlini, dopo i 54 punti e i 20 gol di Luca Toni dell'anno precedente che hanno riacceso i tifosi.
Si va a Cesena, in posticipo, lunedì 3 novembre 2014. La gara è stata classificata dall'Osservatorio delle manifestazioni sportive da allarme rosso per i precedenti tra le due tifoserie. Tutto si risolve con un gol di Defrel, nel primo tempo, con Marquez che va da un'altra parte, pareggiato da un morbido pallonetto di testa di Juanito Gomez su un lancione di Tachtsidis quando il Verona, infortunatosi Sorensen ed esauriti i cambi, si era trovato in dieci uomini.
Che dire di quel Verona? Senza Iturbe è tutta un'altra storia. Mandorlini sta cercando di costruire una squadra di nuovo efficace sull'architrave-Toni. La missione è complicata: la perdita di qualità, velocità e imprevedibilità rappresentata dall'addio di Iturbe è tamponata solo parzialmente dai gol di Nico Lopez, che finalizza ma non ha la stessa incidenza dell'argentino in termini di assist e partecipazione alla manovra. Servirebbero idee alternative, ma il ravennate sembra aver esaurito la sua carica vitale.

(900)
2017/18 - Il 23 aprile 2018, data della 900ma partita del Verona nella massima serie, vede i gialloblu impegnati allo stadio Ferraris, nel posticipo del lunedì, contro il Genoa.
Siamo nel pieno di una pandemia di risultati negativi: le ultime cinque trasferte sono cinque sconfitte con almeno 2 gol subiti a partita, nondimeno la fase offensiva è sempre più asfittica (2 gol nelle ultime 7 gare e 1 è un rigore), l'incubo retrocessione è sempre più reale e infatti si concretizzerà due settimane più tardi con la sonora sconfitta col Milan per 4 a 1.
Nel tabellino dell'incontro, finito 3 a 1 per i rossoblu, trovano spazio: il carneade Medeiros, il nostro Romulo, per l'occasione rigorista, Bessa e quella vecchia volpe di Pandev con un pregevole pallonetto.
Il Verona, quell'anno, già ad iniziostagione era candidato alla lotta per la salvezza, la società, i dirigenti e l'allenatore Fabio Pecchia, più volte contestati, hanno saputo confermare quella previsione.
Nel tabellino, come evidenziato, compare anche Bessa e quando segna il gol del vantaggio genoano di certo non si rammarica del suo exploit: lo stesso Bessa che a Dicembre aveva affossato il Milan col gol del 3 a 0, lo stesso che per tante partite era stato anche il capitano della squadra e che chiede di essere ceduto per alcune «incomprensioni» a livello tattico con l'allenatore. Il segnale di un andamento schizoide, a tutti i livelli, che non poteva avere una conclusione diversa.

TOP 11 PRESENZE IN A

232 MASCETTI
172 SIRENA
166 MADDE'
166 VOLPATI
149 DI GENNARO
148 TRICELLA
143 FONTOLAN
134 FANNA
132 BUSATTA
129 MASCALAITO
126 NANNI

TOP 11 GOL IN A

48 TONI
35 MASCETTI
32 ELKJAER LARSEN
28 GALDERISI
27 LUPPI
20 BUI
20 ZIGONI
18 CLERICI
18 FANNA
17 IORIO
16 DI GENNARO

Carlo



Hellastory, 05/01/2022

SETTI ACCOMPAGNA IN B IL VERONA


Dopo la decima, gravissima sconfitta consecutiva, il Verona è quasi condannato. E pensare che lo Spezia, per condizione e posizione di classifica, avrebbe potuto essere l'avversario più adatto per chiudere decentemente l'anno solare ed accendere speranze di salvezza. Invece no, ci sono stati superiori non solo nel risultato ma anche nel gioco e in intensità. Il Verona sta pagando le sciagurate scelte societarie, come ha ammesso Marroccu dopo Monza. Setti invece, che vive evidentemente in un altro pianeta, non si rende conto di quello che ha combinato e nemmeno perché, chiunque a Verona raggiunge un certo livello qualitativo, poi chiede di andare via. Non si rende conto che è lui l'artefice di questa condizione di precarietà che non consente di trovare in questa società la propria dimensione sportiva. E per questo, ogni anno batte cassa frettolosamente al valore acquisito, vivendo di nuove scommesse e di improvvisazione. In effetti, a voler essere precisi, non è ancora stato chiarito se tutto ciò dipenda da costanti bisogni personali, oppure dalla sua supponenza (sono il Presidente che ha disputato più stagioni in serie A, conosco il calcio meglio di tutti voi ...). Fatto sta che questa volta Longo, D'Amico e Tudor hanno capito in fretta quello che sarebbe successo di lì a qualche mese e, vista l'impossibilità di proteggere un giocattolo troppo prezioso per le sue mani grezze, si sono defilati con lungimiranza. Come se uno, vincendo casualmente alla lotteria, finisce per sprecare tutto e si riduce a chiedere l'elemosina sotto i ponti. Povero e abbandonato. Forse perché erano proprio loro la componente saggia e competente della società, quella che ha permesso di rivalutare fino a quel punto il Verona. Loro, e non certo Setti che ha solo avuto la fortuna di averli per sè. Comunque, tutti i nodi sono venuti rapidamente al pettine: ceduti male Barak, Simeone, Caprari e Casale, rimpiazzati solo numericamente con giocatori scadenti (alcuni persino pagati cari), preso Marroccu come suo braccio destro (velocissimo a squalificarsi nel giro di poche settimane) e infine scelto Cioffi per l'ennesima scommessa assurda anche se l'ambiente, svilito e senza indirizzo, stava cercando invece disperatamente continuità, esperienza e buon senso. Cosa è rimasto di quel Verona che tanto ci ha divertito e sentiti rispettati? Niente. Per non parlare della soluzione frettolosa e senza alcuna logica di affidare la squadra a Bocchetti, che non ha niente a che vedere con quella adottata dal Monza con Palladino. Infatti, il povero cristo è stato assunto a uomo simbolo della società dopo essere stato prima dirottato in Primavera e poi, come un profeta, beneficiario di addirittura 5 anni di contratto. Lui che non ha neppure il patentino da allenatore. Ora cosa ci aspetta? un lento ed umiliante cammino verso l'inferno o abbiamo ancora qualche briciolo di speranza di salvezza?

[continua]
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