«ZIGO: BUTATE ZO, BUTATE ZO!» - Hellas Verona: Carl Attacks! su HELLASTORY.net
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HELLAS VERONA / Carl Attacks!

«ZIGO: BUTATE ZO, BUTATE ZO!»


«ZIGO: BUTATE ZO, BUTATE ZO!»
«ZIGO: BUTATE ZO, BUTATE ZO!»

I numeri, al solito, non tradiscono. Le nostre visite a Torino, in Campionato nel Girone Unico, sono state 24. 20 volte le abbiamo prese, 4 volte abbiamo pattato e mai una vittoria. 53 reti incassate contro le 16 realizzate. Va da sé che ogni volta che ci si appresta al confronto con la Madama, il pronostico, ora più che mai, è quanto meno superfluo.

Ma una volta quasi ce la facciamo, non solo per una gagliarda prova sul campo, ma anche perché poteva starci un 2-0 a nostro favore, decretato a tavolino.

Torino, 21 Novembre 1976 – cielo nuvoloso, temperatura sopportabile, terreno in buone condizioni recita il tabellino.

Juventus-Verona 0-0. E’ appena finito il primo tempo di una gara giocata alla grande dai gialloblù, senza mai subire gli avversari e senza alcun timore reverenziale.

Franzot, Sirena e Zigoni, la triade del Nordest, stanno imboccando il sottopassaggio degli spogliatoi, quando quest’ultimo viene raggiunto da una bottiglietta di plastica, scagliata dagli spalti, e s’accascia, visibilmente frastornato.

Subito è ressa intorno a lui,gente che urla, gente che mena, arriva il dottor Costa, poi il massaggiatore Tasson, c’è anche Trapattoni, nei paraggi, che non trova niente di meglio da fare che invitare il tramortito Gianfranco a smetterla di fare scena.

Zigoni è adagiato in barella, viene portato negli spogliatoi. E’ bianco come un cencio, ha giramenti di testa e vomito.

Non se la sente di tornare in campo nella ripresa; viene sostituito da Maddè e, complice anche un infortunio a Mascetti, che costringe la squadra in 10 uomini per buona parte del secondo tempo, la gara termina con l’ennesima sconfitta.

Il Presidente Garonzi presenta riserva scritta su quanto accaduto. Nessuno si fa illusioni. Figuriamoci, c’è di mezzo la Juve. I media sono tutti schierati, in quei giorni, e condannano in anticipo il Verona e Zigoni.

Sto sfogliando il Guerin Sportivo di quella settimana. Con un ricorso ancora in ballo, l’articolista non ha dubbi e spara: «La partita Juventus-Verona verrà omologata con il risultato di 2-1, acquisito sul campo, anche dopo l’esame del reclamo presentato dal Verona» e adduce tutta una serie di circostanze chiaramente tutte a favore dei bianconeri (non ultima quella che il «corpo del reato» non fosse stato reperito, quando invece esisteva un filmato, dove si vedeva chiaramente una mano che faceva sparire la bottiglietta incriminata).

C’è ancora la dichiarazione dell’ineffabile Trapattoni che dice di aver sentito un giocatore del Verona, in dialetto friulano, suggerire a Zigoni di inscenare il collasso, gridandogli: «Butate zo, butate zo!». In via ufficiale non ha voluto fare il nome per non tradire lo stile-Juventus, ma in via riservata ha indicato Sirena.

Mi piace infine estrapolare, sempre dal Guerin, una chiave di lettura diversa della vicenda. Zigoni stravagante uguale Zigoni pagliaccio: il massimo della superficialità. E’ il destino di chi nasce con la vocazione dell’attore: ogni volta che apre bocca per parlare di cose serie, deve prima convincere l’uditorio che non sta recitando e non sempre ci riesce, visto che proprio la vita è il palcoscenico più grande. Nessun clamore e nessun sospetto, probabilmente, se al centro non ci fosse stato lui, attore prima che calciatore.

La sentenza arriva, comunque, una settimana dopo ed è un classico pateracchio all’italiana: Juve assolta e per Zigoni nessuna squalifica.

Ancora una volta l’arroganza della Vecchia Signora calpesta i nostri diritti, ci fa tornare a casa battuti e umiliati, a noi restano «i giramenti di testa e il vomito» come Zigo quel giorno, altro che bottiglietta.

CARLO



Hellastory, 08/12/2006

SETTI ACCOMPAGNA IN B IL VERONA


Dopo la decima, gravissima sconfitta consecutiva, il Verona è quasi condannato. E pensare che lo Spezia, per condizione e posizione di classifica, avrebbe potuto essere l'avversario più adatto per chiudere decentemente l'anno solare ed accendere speranze di salvezza. Invece no, ci sono stati superiori non solo nel risultato ma anche nel gioco e in intensità. Il Verona sta pagando le sciagurate scelte societarie, come ha ammesso Marroccu dopo Monza. Setti invece, che vive evidentemente in un altro pianeta, non si rende conto di quello che ha combinato e nemmeno perché, chiunque a Verona raggiunge un certo livello qualitativo, poi chiede di andare via. Non si rende conto che è lui l'artefice di questa condizione di precarietà che non consente di trovare in questa società la propria dimensione sportiva. E per questo, ogni anno batte cassa frettolosamente al valore acquisito, vivendo di nuove scommesse e di improvvisazione. In effetti, a voler essere precisi, non è ancora stato chiarito se tutto ciò dipenda da costanti bisogni personali, oppure dalla sua supponenza (sono il Presidente che ha disputato più stagioni in serie A, conosco il calcio meglio di tutti voi ...). Fatto sta che questa volta Longo, D'Amico e Tudor hanno capito in fretta quello che sarebbe successo di lì a qualche mese e, vista l'impossibilità di proteggere un giocattolo troppo prezioso per le sue mani grezze, si sono defilati con lungimiranza. Come se uno, vincendo casualmente alla lotteria, finisce per sprecare tutto e si riduce a chiedere l'elemosina sotto i ponti. Povero e abbandonato. Forse perché erano proprio loro la componente saggia e competente della società, quella che ha permesso di rivalutare fino a quel punto il Verona. Loro, e non certo Setti che ha solo avuto la fortuna di averli per sè. Comunque, tutti i nodi sono venuti rapidamente al pettine: ceduti male Barak, Simeone, Caprari e Casale, rimpiazzati solo numericamente con giocatori scadenti (alcuni persino pagati cari), preso Marroccu come suo braccio destro (velocissimo a squalificarsi nel giro di poche settimane) e infine scelto Cioffi per l'ennesima scommessa assurda anche se l'ambiente, svilito e senza indirizzo, stava cercando invece disperatamente continuità, esperienza e buon senso. Cosa è rimasto di quel Verona che tanto ci ha divertito e sentiti rispettati? Niente. Per non parlare della soluzione frettolosa e senza alcuna logica di affidare la squadra a Bocchetti, che non ha niente a che vedere con quella adottata dal Monza con Palladino. Infatti, il povero cristo è stato assunto a uomo simbolo della società dopo essere stato prima dirottato in Primavera e poi, come un profeta, beneficiario di addirittura 5 anni di contratto. Lui che non ha neppure il patentino da allenatore. Ora cosa ci aspetta? un lento ed umiliante cammino verso l'inferno o abbiamo ancora qualche briciolo di speranza di salvezza?

[continua]
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