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UNA BOMBA ALLO STADIO


UNA BOMBA ALLO STADIO
UNA BOMBA ALLO STADIO

E’ giunta l’ora. Finalmente ritorna la Vecchia Signora al Bentegodi dopo quasi cinque anni e mezzo. L’ultima apparizione, lo sappiamo bene, è un ricordo amaro: 4 Novembre 2001 Trezeguet al 92’ che scuote la rete sotto la Nord e ci toglie quei due punti che, qualche mese dopo, a Piacenza, ci avrebbero fatto gran comodo.

Da sempre con la Juve sono incontri memorabili, solo con lei il catino di Piazzale Olimpia si riempie all’inverosimile, ed è bello, a questo punto, ricordare, sperando sia di buon auspicio per venerdì, la gara che ha preceduto, sempre a Verona, quella che abbiamo appena menzionato: cioè il caldissimo pomeriggio di quel 30 Aprile 2000, quando la squadra di Prandelli, in serie utile da 12 turni, castiga la Madama con uno scatenato Cammarata davanti ad un pubblico strabocchevole (sarà quello il maggior incasso di sempre: 1.436.000.000 di Lire).
Una delle ultime grandi gioie per noi, poveri tifosi.

Verona-Juventus quindi: partite mai scontate, incontri che lasciano il segno con partecipazione emotiva del pubblico rilevante e con arbitraggi sempre al limite del lecito. Mai stato facile, comunque, per i bianconeri al Bentegodi. La prima volta che vinsero (escludendo un 3 a 2 nel ’58, primo anno di A) fu solo nel Febbraio 1976, con la compiacente assistenza del Sig. Riccardo Lattanzi di Roma che non vide (o non volle vedere) un evidentissimo accomodamento della palla, con un braccio, dell’amico di Moggi e Girando (Sauro Catellani è ancora là, con la mano alzata, che cerca di attirare l’attenzione dell’arbitro) prima di battere Ginulfi, rendendo vano il gol iniziale di Cozzi, pareggiato da Tardelli.
Passa solo un anno: 20 Marzo 1977. E’ il Campionato della Juve a 51 e del Toro a 50 che ammazzano tutte le altre (terza la Fiorentina a 35 (sic). La giacchetta nera stavolta è Michelotti di Parma, arbitro di grido. La partita è bella e combattuta molto più di quanto non dica lo 0 a 0. Al minuto 89 scende Zigo e crossa, Petrini, di testa, anticipa Zoff e lo beffa. Stavolta il braccio lo alza Scirea (che non è Catellani) per far presente all’arbitro che la palla era uscita sul fondo, l’ineffabile Michelotti ne convalida la tesi e annulla la rete veronese. Per la cronaca, lo stesso Petrinie Cuccureddu guadagnano gli spogliatoi prima degli altri.

Qualcuno, a questo punto, si domanderà il motivo del titolo. Tutto quello che ho scritto finora serviva solo a portarci a quest’ultima data. Ecco il titolo di copertina del Guerin Sportivo in quei giorni: «20 marzo 1977: Verona-Juventus. Una data da ricordare. La lunga mano della violenza omicida è arrivata anche nel calcio. E adesso chi ci difenderà?»
Ma cos’era successo?
Innanzitutto una precisazione: quelli erano gli anni della cosiddetta «strategia della tensione» e Verona veniva indicata, dagli esperti, come il «nodo» del traffico delle armi in Alta Italia e anche come centro di riunioni di trame di vario colore.
Non c’era dubbio sul fatto che la nostra città potesse essere scelta come sede di disordini da alimentare. Qella mattina, fra l’altro, una soffiata a Questura e Carabinieri aveva fatto prevedere un attentato nel padiglione della Fiera dell’Agricoltura, che in quei giorni aveva richiamato in città migliaia di visitatori. La concomitanza con un incontro, preceduto sempre da toni molto polemici, come Verona-Juventus indusse i criminali a cambiare obiettivo. Si scelse quindi lo stadio Bentegodi, colmo di quasi cinquantamila persone (anche allora record d’incasso) che tra l’altro non aveva vigilanza urbana per lo sciopero dei dipendenti comunali.
Comunque successe che una bomba a mano del tipo S.R.C.M. in dotazione all’Esercito era stata scagliata dai popolari sulla pista di atletica, mezz’ora prima dell’inizio della partita. Delle due «sicure» una era stata tolta, l’altra si era rivelata difettosa, comunque l’ordigno era stato lanciato per provocare il panico. Se fosse scoppiato non avrebbe provocato vittime, ma il botto, però, avrebbe costretto i quasi cinquantamila presenti allo stadio a un fuggi fuggi che difficilmente si sarebbe risolto senza gravi danni. L’ordigno, scoperto dai raccattapalle, venne nascosto nella buca del salto in alto in attesa della fine della partita. La notizia venne tenuta segreta e il panico previsto dai criminali non si registrò.
«Chi ci difenderà?» si chiedeva Italo Cucci trent’anni fa:
Chissà, forse i tornelli e le aree prefiltraggio.
Buona partita.

CARLO

Hellastory, 25/04/2007

SOGLIANO (PER ORA) RILANCIA, TRA MILLE INCERTEZZE


Da un mese a questa parte si discute spesso intorno al silenzio di Sogliano in merito al suo possibile addio e relativo passaggio ad altre società (pare infatti sia stato avvicinato da Lazio, Roma e Lecce), ma tutto si giustifica con il rispetto del contratto in essere. O si chiudeva un accordo o era inutile parlarne. Altro discorso invece riguarda il suo attuale silenzio in merito al prolungamento contrattuale proposto da Presidio: Sogliano vuole giocarsi ogni opportunità di riscatto quest’anno. Non ha senso allungare il brodo, come è costretta a fare la proprietà per recuperare l’investimento. Anche perché, se il Verona non dovesse farcela a risalire subito in serie A si tratterebbe del secondo fallimento stagionale consecutivo. Questo è chiaro a tutti, al Direttore Sportivo in primis. Tutto ciò premesso, mi sento molto sollevato. Pensare di precipitare in B lasciando (quel che resta della) baracca e burattini in mano a questa proprietà mi metteva i brividi. La serie B è difficile da affrontare, abbiamo tutti davanti agli occhi le frequenti storie di insuccesso post retrocessione dalla Salernitana alla Sampdoria, dall'Empoli allo Spezia, al primo anno del Frosinone. Al contrario, sono poche le storie di un veloce riscatto; Sassuolo, Venezia e Monza hanno potuto contare sulla conferma dei giocatori più rappresentativi (condizione improponibile per il Verona) rilanciati attraverso scelte oculate in panchina. Noi invece siamo costretti a ricostruire tutto. Per l'ennesima volta, aggiungo. Quello che ci aspetta l'anno prossimo sarà dunque un campionato completamente diverso, al quale non siamo più abituati, dove il rango non conta, si lotta su ogni pallone e ogni partita fa storia a se. E poi, ci aspettano tutti quei derby !

[continua]

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